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Un culto di memoria e di speranza

Si avvia alla conclusione la settimana di preghiera contro l’omofobia

FIRENZE – Il 16 maggio alle ore 10,30 presso il Tempio valdese di Via Micheli avrà luogo il culto ecumenico contro l’omofobia, atto conclusivo della Settimana di preghiera contro l’omofobia organizzata dall’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” in collaborazione con il Centro culturale protestante “Pietro Martire Vermigli”, la Libreria Claudiana, la chiesa valdese di Firenze, la chiesa metodista di Firenze, la chiesa battista di Firenze, la Parrocchia Vetero-Cattolica “S. Vincenzo di Lerins” e la Chiesa episcopale “St. James”.
La liturgia del culto è stata impostata da un comitato liturgico composto da valdesi, battisti, metodisti, vetero-cattolici, episcopali e cattolici (questi ultimi a titolo personale) e prevede testimonianze e uno specifico gesto di memoria ma anche di speranza. Il culto sarà presieduto da David Buttitta, predicherà Andrea Panerini.

“Ecco, Io ti ho scolpita sui palmi delle mie mani” (Isaia 49,16)

Cari amici dell’Associazione Fiumi d’acqua viva,

mi chiamo Claudio, sono nato nell’82 e sono di Firenze. Vi scrivo per farvi conoscere la mia storia.
Se dovessi descrivermi mi dichiarerei un ragazzo normale, più o meno carino (de gustibus..) sia nell’aspetto fisico che nel carattere. Attualmente lavoro nell’assistenza alle persone disabili, in futuro proprio non so…
Due sono le cose per cui ringrazio il Signore e al tempo stesso, lo rimprovero: l’avermi creato gay e l’avermi fatto nascere proprio in quella famiglia; entrambe le cose sono al tempo stesso una benedizione ed una maledizione.
Perchè lo devo ringraziare per la mia famiglia? Perchè un componente di essa era non vedente e questo, oltre ad avermi portato al mio attuale impiego, mi ha allenato a vedere la normalità là dove gli altri vedevano la diversità: Per me era la cosa più naturale del mondo che mia madre non ci vedesse e al contempo, fosse lei a mandare avanti la casa, come farebbere qualsiasi casalinga (vabbè, con i dovuti accorgimenti, è chiaro). Ma la mia famiglia è anche un luogo di negatività, sopratutto dopo la morte di mia madre, avvenuta quando avevo all’incirca 20 anni: Da allora sono stato piuttosto abbandonato a me stesso, coabitando con parenti che, pur non volendo parlare della mia omosessualità, l’hanno intuita, e questo, come dire, rende tesi i nostri rapporti, anche per i nostri caratteri contrastanti.
E qui si arriva a parlare dell’omosessualità; avrai già capito che ciò è causa di tensione nell’ambiente familiare, ed in verità è l’unico ambiente della mia vita dove essa sia un problema: Sul lavoro, con gli amici, è una caratteristica come un’ altra.
Per me poi, il problema di essere omosessuale in sè non è mai esistito; semmai è esistito per gli altri. Non che fossi dichiarato a 15 anni, semplicemente nel periodo scolastico, evitavo che gli altri lo venissero a sapere, ma con me stesso conflitti non c’erano, avevo accettato, alle medie, il fatto che mi piacessero i ragazzi.

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