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“Chi decide la verità?”

Prosegue a Firenze la settimana di preghiera contro l’omofobia

FIRENZE – Ha avuto luogo, mercoledì 12 maggio alle ore 18 presso la Chiesa battista di Borgognissanti, la presentazione del volume “L’omosessualità nella Bibbia e nel vicino oriente antico” (Claudiana) nell’ambito della Settimana di preghiera contro l’omofobia organizzata dall’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” in collaborazione con il Centro culturale protestante “Pietro Martire Vermigli”, la Libreria Claudiana, la chiesa valdese di Firenze, la chiesa metodista di Firenze, la chiesa battista di Firenze, la Parrocchia Vetero-Cattolica “S. Vincenzo di Lerins” e la Chiesa episcopale “St. James”. Nonostante la giornata piovosa non è stato irrilevante anche a livello numerico il pubblico intervenuto davanti alle due relatrici, la pastora valdese Dorothea Mueller e la presbitera vetero-cattolica Teodora Tosatti. Ha moderato il dibattito Andrea Panerini.
Hanno portato i loro saluti Dunia Margherini, presidente del consiglio della chiesa battista e il professor Marco Ricca, presidente del Centro culturale protestante “Pietro Martire Vermigli”.
La pastora Mueller ha presentato puntualmente il contenuto del libro, una pubblicazione agile e usufruibile anche da lettori non specializzati in teologia o in esegesi biblica, che tuttavia dà alcune indicazioni e orientamenti puntuali per inquadrare esattamente, anche da un punto di vista storico, tutta la questione del rapporto tra l’omosessualità e le scritture nell’ambito culturale del vicino oriente antico. Ha anche insistito, ponendo delle domande al pubblico presente, sulla tematica generale del rapporto tra lettura della Scritture e l’elaborazione di una morale imperativa, ponendo una questione fondamentale: “Chi decide, chi impone la verità: chi impone la falsità?”
Teodora Tosatti invece si è soffermata sulla specifica esegesi, avvalendosi anche di testi greci ed ebraici, di alcuni testi biblici controversi che spesso vengono usati per negare dignità e diritti alle persone omosessuali, cominciando proprio dal primo capitolo dell’epistola ai Romani dell’apostolo Paolo: un elenco di vizi più riconducibili alle scuole filosofiche stoiche che non alla visione rinnovata dell’Evangelo, la cui finalità è stata per secoli traviata dagli esegeti facendo torto proprio allo stesso apostolo Paolo e spiegando i divieti vetero-testamentari come parte di un codice di santità riconducibile alla dicotomia ebraica puro/impuro.
Entrambe le relatrici si sono dichiarate favorevoli alla benedizioni delle coppie gay nelle chiese cristiane rigettando la visione pagana del “diritto secondo natura”, assurdo per la teologia cristiana, e specificando che Dio benedisce tutto il creato, sessualità compresa, pertanto la chiesa non può discriminare una parte della creazione stessa per motivi che attengono più alle situazioni storico-culturali che non al rapporto tra Dio e l’uomo.
La settimana di preghiera contro l’omofobia prosegue giovedì 13 maggio alle ore 21 presso la chiesa metodista di Firenze (Via de’ Benci – pressi Piazza S. Croce) con la proiezione del documentario “Improvvisamente l’inverno scorso”. Ingresso libero.

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Dignità di ogni essere umano e preghiera incessante

E’ iniziata a Firenze la Settimana di preghiera contro l’omofobia: conferenza stampa alla Libreria Claudiana

Ha avuto luogo, martedì 11 maggio presso la Libreria Claudiana di Firenze a partire dalle ore 18, la conferenza stampa di presentazione della Settimana di preghiera contro l’omofobia organizzata dall’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” in collaborazione con il Centro culturale protestante “Pietro Martire Vermigli”, la Libreria Claudiana, la chiesa valdese di Firenze, la chiesa metodista di Firenze, la chiesa battista di Firenze, la Parrocchia Vetero-Cattolica “S. Vincenzo di Lerins” e la Chiesa episcopale “St. James”.
La conferenza ha visto la partecipazioni di numerosi fratelli e sorelle delle chiese evangeliche fiorentine, di membri del comitato organizzatore e di occasionali utenti della Libreria Claudiana. Durante lo svolgimento vi sono stati, in diretta, due collegamenti radiofonici: prima con RVS (Radio Voce della Speranza) e poi con Radio Due RAI, un quarto d’ora nella trasmissione di massimo ascolto Caterpillar. Numerosi gli interventi e le domande degli intervenuti.
“La settimana di preghiera contro l’omofobia rappresenta per i vetero-cattolici l’occasione per implorare da Dio la conversione dei cuori e delle menti – ha detto Giampaolo Pancetti, rappresentante della Parrocchia vetero-cattolica S. Vincenzo di Lerins – perchè possa essere riaffermata la piena dignità di ogni essere umano, una dignità come quella di omosessuali e transessuali, troppo spesso calpestata persino dalle nostre Chiese, diventate ormai solo luogo freddo di culto e non fucine di fraternità! Solo se le Chiese sapranto luogono ridiventare vere comunità diaconali abbattendo il muro del giudizio e del pregiudizio, abbattendo il muro che separa omosessuali, transessuali e eterosessuali allora potranno essere prototipo e fermento per la costruzione di una nuova società. Omosessuali e transessuali sono ricchezza per la Chiesa. Omosessuali e transessuali sono Chiesa!”
“Il carattere peculiare di queste nostre iniziative – ha aggiunto Andrea Panerini, portavoce del comitato organizzatore – è la preghiera incessante, come ci richiede l’apostolo Paolo nella prima epistola ai Tessalonicesi. Anche presentando un libro, rispondendo a un collegamento radiofonico, proiettando un documentario si prega e si testimonia l’Evangelo. Queste iniziative sono state organizzate attraverso lunghi percorsi dentro le comunità cristiane e nella società affinchè si potesse svolgere una positiva azione di contaminazione proprio dentro le chiese e la società per una nuova concezione sulle persone e non sulle categorie astratte
“Secondo la mia opinione – chiosa Marta Torcini, ricercatrice universitaria e simpatizzante di “Fiumi d’acqua viva” – è giusto fare delle attività che non siano solo di carattere laico ma che possano avere una concezione religiosa anche non strettamente confessionale. Non vi è solo un problema di diritti civili e di etica ma anche di testimonianza dell’amore cristiano, dell’agape.”
Il programma della settimana di preghiera contro l’omofobia prosegue mercoledì 12 alle ore 18 presso la chiesa battista di Firenze in Borgognissanti con la presentazione del volume “L’omosessualità nella Bibbia e nel vicino oriente antico” (Claudiana). Partecipano Dorothea Mueller (pastora valdese) e Teodora Tosatti (presbitera vetero-cattolica e biblista). Modera Andrea Panerini.

“Il buon pastore dà la sua vita per le pecore”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 16 aprile 2010 a Casa Cares in occasione del ritiro-convegno dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva”

Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga (e il lupo le rapisce e disperde), perché è mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio». Nacque di nuovo un dissenso tra i Giudei per queste parole. Molti di loro dicevano: «Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo ascoltate?» Altri dicevano: «Queste non sono parole di un indemoniato. Può un demonio aprire gli occhi ai ciechi?»
In quel tempo ebbe luogo in Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno, e Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: «Fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non lo credete; le opere che faccio nel nome del Padre mio, sono quelle che testimoniano di me; ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno».

Gv. 10,11-30

Cari fratelli e care sorelle,
questa pericope che costituisce il brano della predicazione di questa domenica è un testo molto conosciuto nella cristianità. In quasi tutte le liturgie delle chiese cristiane è collocato la seconda o la quarta domenica dopo la Pasqua: tutti noi lo conosciamo eppure poche volte ci siamo soffermati veramente sul suo significato profondo. E’ facile imbattersi in illustrazioni e sermoni allegorici  dove si tende a banalizzare la portata teologica del “buon pastore”, riducendo Gesù a una figurina da scambiare con altre. Questo brano invece è centrale in tutta la teologia giovannea ed è uno degli elementi fondamentali di tutto il Nuovo Testamento.
In greco il termine “kalòs” più che “buono” significa “generoso” oppure “perfetto”: la perfezione di Gesù, che lui ci offre perchè noi la possiamo imitare, è la perfezione dell’agape, dell’amore cristiano che si realizza – nella sua più alta espressione –  nella croce “scandalo per i giudei, follia per i greci” (1Cor. 1,23), nel completo dono di sé nei confronti degli altri, nel sacrificio più alto.
Il riferimento, qui, alla morte di Gesù è evidente, ma – più di ogni altra cosa – è evidente il senso, il significato di questa morte: Gesù muore affinchè nessuno più possa morire, perde la vita per donarla agli altri, perisce affinchè nessuno possa perire, subisce una violenza inaudita perchè non vi sia più violenza, subisce lo scherno dei soldati e del popolo perchè non vi possa essere più alcuna discriminazione ma rispetto per la dignità di ogni essere umano, subisce un processo iniquo perchè nessuno possa più giudicare, muore solo – abbandonato dai suoi – perchè nessuno sia lasciato più solo di fronte alla sofferenza.
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Fraternità e condivisione

Cronaca della due giorni di Casa Cares

Si è svolto a Reggello (Firenze) il 17 e il 18 aprile scorsi, nella splendida cornice di Casa Cares, il I ritiro-convegno dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”. Il tema proposto dalla Segreteria dell’Associazione era “Dove andrai tu, andrò anch’io: omoaffettività e benedizioni delle coppie dello stesso sesso” e l’evento ha visto accorrere numerosi partecipanti omo ed eterosessuali, soprattutto dal nord e dal centro Italia e con una significativa presenza dalla Sardegna, realtà territoriale dove non esistono gruppi o associazione di omosessuali credenti e dove il movimento GLBT è molto limitato.
Il pomeriggio del sabato ha espresso principalmente le relazioni dei tre ospiti: il pastore e teologo valdese Fulvio Ferrario (docente di teologia sistematica alla Facoltà valdese di Teologia di Roma) ha cercato di dare un inquadramento sistematico all’omoaffettiva rispetto alla teologia cristiana. Ferrario, pur dichiarandosi non specialista della materia, ci ha offerto degli ottimi spunti di riflessione: demolendo il concetto di teologia “naturale” tanto cara al Vaticano, ha richiamato gli scritti di Tommaso d’Aquino e dei Padri della Chiesa definendo paradossale e incomprensibile la scelta etica della Chiesa cattolica proprio alla luce degli stessi fondamenti della teologia cattolica ed è poi passato ad illustrare sia le posizioni delle chiese protestanti in Italia che una breve ermeneutica biblica spiegando come non si possa ricavare un’etica attuale dalla lettura letteralistica dei versetti della Scrittura senza correre il rischio di essere ideologici e di forzare la Bibbia stessa in una direzione o in un’altra. Il professor Ferrario si è poi dichiarato favorevole alle benedizioni delle coppie omosessuali nelle chiese valdesi proponendo un percorso “dal basso”: prima una concordata sperimentazione di alcuni anni nelle comunità locali a cui dovrebbe seguire un dibattito sinodale sulla base delle esperienze comunitarie.
Il teologo episcopale Gianluigi Gugliermetto è invece entrato, con la sua relazione, nello specifico liturgico delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, facendo un’ampia disamina storica sulle benedizioni “di amicizia” nella chiesa antica e in modo particolare in quella orientale e facendo presente gli ultimi studi in materia. Si è poi spostato sulla descrizione delle benedizioni che vengono praticate nella chiesa episcopale degli Stati Uniti, da cui proviene, illustrando anche le molteplici liturgie adottate e proponendo alcune idee anche per la realtà italiana.
Infine, reduce da uno sfibrante viaggio di oltre dieci ore, è intervenuto don Franco Barbero che ci ha parlato della sua esperienza pastorale quarantennale con le persone omosessuali e transessuali facendo la storia del suo personale percorso e raccontando l’esperienza di decine di coppie gay e lesbiche che ha personalmente benedetto e di cui ha liturgicamente riconosciuto l’unione sottolineando la grande libertà e pluralità dei riti e delle esperienze fatte. Al termine di ogni intervento il pubblico è intervenuto con riflessioni e domande. Prossimamente su questo sito saranno disponibili le trascrizioni degli interventi.
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La Corte Costituzionale “decide di non decidere” sui matrimoni gay: rigettati i ricorsi

La Corte Costituzionale – secondo quanto appreso pochi minuti fa dall’ANSA – ha rigettato i ricorsi presentati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento circa la costituzionalità dell’esclusione dall’istituto matrimoniale civile delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Secondo quanto riportato dalla stessa agenzia la decisione sarebbe scaturita dalla necessità di tutelare la “discrezionalità del legislatore nel regolare questi aspetti del Codice civile, compresi i matrimoni tra persone dello stesso sesso”.

“Accettiamo con rispetto la decisione della Consulta – dichiara Andrea Panerini, Presidente Nazionale dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” – per la doverosa attenzione alle istituzioni della Repubblica che si deve evidenziare. Esprimiamo tuttavia il nostro profondo rammarico e il nostro dissenso verso questa decisione della Corte Costituzionale che, in tutta evidenza, decide di non decidere proprio nel momento del massimo scontro tra Vaticano e organizzazioni omosessuali. La responsabilità maggiore, tuttavia, è del Parlamento che non si decide a legiferare in materia facendo rimanere nel limbo moltissimi cittadini che da oggi, ancora di più si sentiranno estranei al contratto sociale (se ancora esiste) della nazione. E’ questo il momento anche di superare le meschine divisioni del movimento GLBT in generale e tra cristiani omosessuali in generale: il momento storico non ce le consente nè mai sono state giuste. Si tratta invece di valorizzare le diversità anche al nostro interno e considerarle come degli elementi che arricchiscono. Non posso che concludere con alcune parole di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945):  Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà“.

Intervista a don Franco Barbero

a cura di Andrea Panerini

Franco Barbero, presbitero cattolico dimesso allo stato laicale dall’allora cardinale Ratzinger, è uno dei “preti contro” più noti d’Italia. Il 17 e il 18 aprile 2010 prenderà parte al convegno-ritiro “Dove andrai tu, andrò anch’io – Omoaffettività e benedizioni di coppie dello stesso sesso” organizzato dall’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”. Lo abbiamo intervistato cercando di tirare fuori, pur nella ovvia brevità, alcune angolature personali inconsuete di questo teologo italiano.

Seguendo quale percorso è arrivato a fare il prete cattolico? Cosa è nato dentro di lei per arrivare a questa missione?
Premetto che le mie risposte saranno molto riassuntive per il poco tempo di cui dispongo. Per quale strada arrivai a fare il prete cattolico è in qualche modo non del tutto chiaro neanche a me. Certo, influì il fatto d’aver incontrato nei primi anni alcuni preti molto positivi, entusiasti ed affettuosi. Debbo molto alla mia famiglia che era numerosa e piuttosto misera, non solo povera. Fu la mia mamma che mi parlò di Gesù come amico dei poveri, come buon pastore ad accendermi nel cuore il desiderio di fare come il buon pastore? Può darsi. Ma mi sembra di essere nato con l’idea di farmi prete! Tanto che a 7 anni già radunavo i bimbi e le bimbe della mia via a Pinerolo per “dire messa” e volevo ogni mattina “fare il chierichetto” prima di andare a scuola. Prete per me allora voleva dire “Gesù e i poveri”. Nell’adolescenza e nel lungo periodo di permanenza in sanatorio, curato da uno straordinario medico valdese, la mia “vocazione” si approfondì e già in sanatorio fondai un gruppo biblico settimanale… Eppure non so spiegarmi come sia maturata in me questa scelta. Allora credevo, da ragazzo, che la chiesa cattolica fosse l’unica vera chiesa e che fuori…tutto fosse tenebra o eresia.

Che cosa significa per lei il suo ministero? Si sente ancora parte della Chiesa universale?
Il mio ministero significa cura pastorale, accompagnamento delle persone verso una fede personale adulta, ascolto delle persone, soprattutto molto impegno per l’animazione biblica nella mia comunità e in tanti altri luoghi e comunità. Dio mi ha regalato tante “cattive compagnie” che sono state le voci che mi hanno molto aiutato nella mia conversione al Vangelo: eretici, separati, divorziati, scomunicati, spretati, donne, femministe, gay, lesbiche, transessuali, credenti del dissenso, molti preti “disagiati”, tossicodipendenti, pedofili… Nella vita non mi sono annoiato, né mi sono potuto permettere di portare nelle relazioni quotidiane le risposte prefabbricate del catechismo cattolico. Debbo molto a queste persone che continuo ad incontrare ogni giorno. L’ascolto delle persone e il ministero della Parola di Dio restano il cuore del mio essere prete-pastore. Sono un pastore felice. Mi sento parte della chiesa universale più che mai. La dimensione ecumenica mi è penetrata nelle ossa. Sto nella chiesa cattolica come parte del popolo di Dio con una visione teologica che non ha nulla in comune con la gerarchia cattolica ufficiale. Per me la chiesa si invera là dove si accoglie la presenza amorosa ed interpellante di Dio e dove si tenta di vivere la sequela di Gesù. Senza “questa” chiesa universale, da viversi nel particolare e nel quotidiano, non riuscirei a fidarmi di Dio e mi mancherebbe il confronto di idee e di prassi che mi sembrano ossigeno essenziale per la vita di fede.
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Anche le coppie gay soffrono la crisi

Panerini: nelle esternazioni dell’arcivescovo Betori non c’è spirito cristiano

In relazione alle esternazioni dell’arcivescovo di Firenze sugli aiuti per il pagamento dei mutui concessi alle coppie di fatto anche omosessuali dall’amministrazione comunale fiorentina in cui il presule aveva insistito sul concetto di “utilità sociale” di alcune tipologie di famiglie e sulla implicità sterilità di altre, l’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” esprime la propria indignazione per questo volgare attacco ad alcune realtà familiari il cui amore e la cui abnegazione in mezzo a mille difficoltà è spesso esempio per tutti i cristiani.
“L’arcivescovo Betori ha tutto il diritto di ribadire la posizione ufficiale della Chiesa cattolica romana sull’argomento che noi non convidiamo – chiosa Andrea Panerini, Presidente dell’Associazione – ma non può avere l’arroganza di tagliare a metà le persone definendole inutili o sterili oppure pretendendo di imporre all’ente pubblico delle priorità sociali dettate da una aberrante ideologia che non ha nulla di cristiano. Non ci risulta che le coppie gay siano state risparmiate dalla crisi economica più di altre realtà e che siano meno bisognose di aiuto da parte dello Stato. Il disconoscere queste realtà d’amore che affrontano – con doppio disagio – l’attuale situazione in quanto sprovvisti di diritti – e che spesso sono da citare ad esempio davanti a molte realtà cristiane per dedizione e amore reciproco – è quanto di più lontano dall’insegnamento di Gesù Cristo si possa immaginare. Noi preghiamo il Signore perchè l’arcivescono Betori – e siamo consapevoli che per fortuna non tutti i vescovi cattolici la pensano in questo modo – possa capire che Nell’amore non c’è paura (1Gv. 4,18)”.

Auguri

“Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.
Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri”

Ecclesiaste 3,5-6

L’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”,
il Presidente Andrea Panerini, la Segreteria e tutti i volontari

augurano

un Natale benedetto dal Signore e un felice anno 2010

Un Dio che “sconfina”

Recensione di Andrea Panerini

“Dio sconfina. Partendo dal centro della sua divinità, attraversa una serie di confini: tuffandosi nella realtà corporea dell’umanità, nascendo da una donna, supera la distanza incolmabile tra divino e umano, condivide la nostra stessa origine, libera il nostro corpo e tutti coloro che con il corpo sono stati identificati, le donne, le persone di colore.
Oltrepassa il confine tra padrone e servo, destabilizza le distinzioni, volta le spalle ai palazzi dei re, erra senza avere dove posare il capo, si prende cura dell’altro/a e fa della cura reciproca il centro della sua proposta di vita.
Estromesso dal campo, attraversa le mura della città, sconfina nell’impurità per morire con i reietti, scarti di una civiltà costruita sulla morte.
Il suo sangue versato in terra sconfina in una natura oltraggiata e agonizzante.”

Penso che nulla meglio di questo breve passo, che è centrale nella trattazione della Green, possa illustrare questa piccola recensione.
“Il Dio sconfinato” è un libro di teologia ma questa definizione può ingannare il lettore, portandolo a credere che sia un testo solo teorico e per giunta anche abbastanza noioso.
Al contrario è un testo agile, leggibile, anche a tratti poetico, che partendo da alti si riduce fino al nostro presente, alla nostra corporeità, al nostro essere “immagine di Dio” a prescindere dalla razza, dal sesso, dall’orientamento sessuale, da qualunque caratteristica che fonda l’essere di una persona.
E’ un libro per uomini e donne in cammino, che cercano una serenità interiore attraverso la meditazione della parola del Signore, che respinge gli stereotipi dell’ideologia maschilista e machista imperante nel nostro Occidente, dominato da maschi, bianchi ed eterosessuali cultori della presunta legge biblica.
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E’ aperto il tesseramento 2010 di Fiumi d’acqua viva

Caro fratello, cara sorella,
dal primo dicembre si è aperto il tesseramento 2010 dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”. La tessera costa un minimo di 10 euro (è possibile versare di più se si vuole) e si può versare direttamente al Segretario Claudio Cardone o si può accreditare sulla Carta Postepay n. 4023 6005 7393 1732 intestata ad Andrea Panerini ed inviando alla nostra email (fiumidacquaviva@gmail.com) ricevuta di pagamento con causale: “Tesseramento Fiumi d’acqua viva 2010″. E’ necessario indicare nella ricevuta il proprio nome e cognome, la data e il luogo di nascita, il recapito postale comprensivo di numero civico e CAP ed eventuali altri recapiti elettronici. Non ci sono limiti territoriali al tesseramento all’interno della Repubblica Italiana.
Questo primo tesseramento ci consentirà di completare la trasformazione da gruppo informale ad associazione formale. Prendere la nostra tessera non è solo un titolo per esercitare pienamente l’elettorato attivo e passivo all’interno degli organi associativi ma costituisce in primo luogo la conferma della bontà della nostra impostazione che mira a creare un movimento presente nella società e nelle chiese che possa affrontare la delicata tematica del rapporto tra fede e omosessualità in modo chiaro, aperto e tuttavia non succube di impostazioni confessionali maggioritarie e che non si debba accodare acriticamente al movimento GLBT ma con l’intenzione di contaminarlo positivamente con la nostra soggettività cristiana.
Noi siamo cristiani prima che omosessuali, non abbiamo fondato questa associazione per fare un partitino che si metta al tavolo politico senza la propria anima. Auspico che il tesseramento ci riservi una maggioranza di soci non omosessuali e transessuali perchè questo confermerebbe che la nostra battaglia non è di retroguarda ma è una battaglia per la vera applicazione dell’Evangelo di Cristo.
Per tutte queste ragioni ti chiedo di aderire alla nostra associazione: saremo sempre disponibili per darti ulteriori informazioni e contenti se vorrai stimolarci con le tue proposte per le attività religiose, sociali e culturali.
Certo di avere presto Tue notizie Ti saluto caramente,

Andrea Panerini
Presidente dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”

Il cardinale Barragan: gay e trans non entreranno mai nel regno di Dio

Fiumi d’acqua viva: si comporta come i fondamentalisti
e non vi è nulla di cristiano nelle sue parole

Il cardinale Javier Lozano Barragan, già ministro della salute del Vaticano ha affermato che gli omosessuali e i transessuali “non entreranno mai nel regno di Dio” in quanto omosessuali “non si nasce ma lo si diventa” e porta a supporto un controverso passo dell’apostolo Paolo.
“In primo luogo l’apostolo Paolo non si proponeva di fare lo scienziato nelle sue lettere – afferma Andrea Panerini, Presidente dell’associazione evangelica su fede ed omosessualità “Fiumi d’acqua viva” – e le affermazioni di Barragan sono fuori da ogni evidenza della scienza. Ma quello che è più grave è il voler usare il testo biblico come una scimitarra per tagliare a metà le persone. L’esegesi che il cardinale Barragan fa di quel testo di Paolo è insignificante e sorpassata e basterebbe che si leggesse quello che la maggior parte dei teologi protestanti ma anche cattolici dicono da quarant’anni al riguardo. Egli si comporta come i fondamentalisti di alcune sette americane che interpretano la Bibbia alla lettera e forse davvero questa è la vocazione di alcuni uomini della Curia vaticana.”
Nella posizione di prelati come Barragan – fanno sapere dall’associazione “Fiumi d’acqua viva” – tronfi e pieni delle loro presunte verità non vi è nulla di cristiano e forse sarebbe il caso che si rileggessero quello che lo stesso Gesù disse ai farisei (loro degni antenati): Alcuni farisei, che erano con lui, udirono queste cose e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?” Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane” (Gv. 9,40-41)

Non bastano le buone intenzioni quando si proibisce l’uso del preservativo

Panerini: per una sessualità libera e responsabile

Il vescovo di Roma, Benedetto XVI,  ha affermato ieri (29 novembre), in vista del primo dicembre – giornata mondiale della lotta all’Aids – che “la chiesa (cattolica romana) non cessa di prodigarsi per combattere la malattia, attraverso le sue istituzioni e il personale a ciò dedicato” e ha invitato tutti ad aiutare in questa opera.
“Non basta chiedere aiuto nei confronti di una azione e solidarietà generica contro l’Aids come fa il vescovo di Roma, papa Benedetto XVI – commenta il Presidente dell’associazione evangelica su fede ed omosessualità “Fiumi d’acqua viva” Andrea Panerini –  La chiesa cattolica romana è responsabile, e non lo diciamo per far facile polemica, dell’aver fatto passare l’idea che l’uso del preservativo per la prevenzione del terribile flagello sia inutile a livello scientifico e inaccettabile dal punto di vista della morale. Premesso che è sempre più urgente, in tutti i paesi, una educazione per una sessualità responsabile secondo il principio della libertà del cristiano nella sua responsabilità nei confronti di Dio, le posizioni della chiesa cattolica romana sull’uso del preservativo non hanno nessun fondamento scientifico e sono in contraddizione profonda con la morale e la teologia cristiana. Far usare e promuovere l’utilizzo dei preservativi nei confronti di popolazioni o singoli individui in situazioni di promiscuità e rischio, senza alcun facile giudizio, è un atto di amore cristiano che travalica qualunque tipo di moralismo. I malati di Aids sono i lebbrosi del XXI secolo – conclude Panerini – Gesù ci chiama ad un amore incondizionato verso di loro, come verso i fratelli e le sorelle che sono sani: non basta l’encomiabile volontariato di alcuni religiosi cattolici per cancellare le pesanti responsabilità nella mancata prevenzione”.