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“Lei disse si”

Vannucci (Pd): “Auspico che grazie alla storia di Ingrid e Lorenza si riesca a parlare semplicemente di coppie e non di coppie omosessuali”

Pubblichiamo il comunicato stampa del consigliere comunale di Firenze Andrea Vannucci, che verrà discusso alla prossima riunione della Consulta LGBT del Comune. Riteniamo che possa essere fonte di gioia per molti e di riflessione per i tanti che ancora considerano le persone omosessuali come “deviati” e “pericolosi per la morale”. Per parte nostra siamo convinti, come dice Vannucci, che si debba parlare solo e semplicemente di coppie e che il riconoscimento di uguali diritti alle persone LGBT non sia una graziosa concessione ma un dovere della comunità umana. Anche noi siamo convinti che “gay rights are human rights” (Hillary Clinton) e che ogni riconoscimento dovuto di diritti sia un passo verso la Pace e l’unione di tutte le creature.

La comunicazione del consigliere in Consiglio comunale:
“Mi è sembrato giusto e necessario che questa Aula, in cui trova rappresentanza tutta la nostra città, fosse messa a conoscenza di una bella storia, una storia di amore e non solo. Lo scorso 21 giugno due nostre concittadine, Ingrid e Lorenza, Lorenza e Ingrid, hanno detto sì, si sono unite in matrimonio. Lo hanno fatto in Svezia perché in Italia non è possibile sposarsi tra persone dello stesso sesso. Adesso le attende un lungo iter procedurale e, molto probabilmente, dovranno anche passare per qualche pronuncia giurisprudenziale. La loro storia che,per scelta, è diventata pubblica attraverso l’apertura di un blog, leidissesi.net con relativa pagina facebook (con oltre 4000 fan), che racconta i sei mesi di preparativi che hanno preceduto il sì. Presto, grazie a una raccolta fondi dal basso, sarà anche un documentario. La storia di Ingrid e Lorenza ha infatti mobilitato molte coscienze e buona parte dell’opinione pubblica del nostro paese e di conseguenza ha suscitato anche l’interesse dei media tradizionali locali e nazionali che si sono appassionati a questa storia che mi piace definire di “eccezionale semplicità”. La semplicità di una storia fatta di persone, di persone vere che hanno scelto un modo molto garbato, elegante, ma soprattutto allegro per approcciarsi a un tema troppo spesso affrontato dalla prospettiva errata. Una prospettiva che troppo spesso si è arrampicata fino ai massimi sistemi dimenticando che in realtà si tratta di storie autentiche, di voglia di condivisione di un percorso di vita vera e naturale di persone vere, in carne ed ossa. Ingrid e Lorenza, condividendo non solo con gli amici e i parenti, ma anche con la comunità all’interno della quale vivono questo loro passo importante, ci hanno fatto un regalo in tal senso. A tutti noi.Vorrei quindi ringraziarle di cuore per questa loro scelta, una scelta che sicuramente può contribuire a un approccio più sereno nell’affrontare la tematica dei cosiddetti diritti civili, una dicitura forse limitativa visto che anche Hillary Clinton si era spinta ben oltre dicendo che “gay rights are human rights”. Casualmente il sì di Ingrid e Lorenza è arrivato quasi in contemporanea con la pronuncia della Corte suprema americana sul medesimo tema. Una pronuncia salutata dallo stesso Presidente Obama come “uno storico passo avanti verso l’uguaglianza” Chiudo con un augurio, che, finalmente, anche grazie a storie come quella di Ingrid e Lorenza, si riesca finalmente a parlare semplicemente di coppie e non più di coppie omosessuali”.

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Trapani, prime nozze gay in una chiesa valdese

da Repubblica.it

La cerimonia nel tempio dei valdesi. Benedetta l’unione tra due donne tedesche. Matrimonio inedito in Italia per una confessione cristiana. Duecento ospiti al rito.

di LAURA SPANO’

TRAPANI – Una chiesa cristiana ha benedetto a Trapani le prime “nozze” gay tra due lesbiche in Italia. Una benedizione giunta sulla scorta del principio, etico e religioso, che “Dio vuole l’amore, non lo giudica”. Così lo scorso sette aprile l’unione di due donne è stata benedetta, nel tempio Valdese di Trapani, da Alessandro Esposito, pastore della Chiesa valdese di Trapani e Marsala, che ha concelebrato il rito insieme ad altri due pastori, entrambe donne, delle chiese luterana e mennonita. La notizia è rimasta nel massimo riserbo per un paio di mesi, ma poi ha cominciato a trapelare, fino a diventare di dominio pubblico nella comunità protestante trapanese. Le spose, di nazionalità tedesca, sono giunte a Trapani in pullman con un nutrito seguito di amici e parenti. C. H. e B. K. (la coppia ha reso note solo le iniziali) hanno fatto ingresso lungo la navata della piccola Chiesa, sobriamente addobbata con fiori bianchi e rossi.

Concelebrazione in italiano e tedesco, e a tratti anche in inglese, con i presenti attenti a intonare gli inni i cui testi sono stati videoproiettati in entrambe le lingue sullo schermo dietro al pulpito. Un ecumenismo linguistico che ha riflettuto pienamente quello religioso e, più laicamente, quello spirito di apertura e accoglienza che le spose desideravano percepire intorno a loro in questo importante momento della loro vita. Niente veli, né richiami stilistici legati al classico “matrimonio”: tailleur di seta grigio scuro per una, abito nero elegante a fiori rossi per l’altra. Accanto a loro, un trio formato da flauto, violino e violoncello, composto da amiche delle spose, che ha punteggiato la celebrazione di interventi musicali. Gli ospiti, circa duecento, variamente ed elegantemente abbigliati per l’occasione; una grande occasione, come è normale che sia tra due persone che si apprestano a pronunciare l’impegno di vivere insieme per tutta la vita.

L’unione tra le due donne aveva già avuto la sua validazione in Germania attraverso la stipula di una “unione civile”: la Germania infatti garantisce molti diritti alle coppie omosessuali, come quello di potersi registrare in Comune come “coppia” e quello all’eredità del partner. La benedizione è stata accolta gioiosamente dalla comunità di Trapani, nell’ambito della quale il pastore Esposito è impegnato in un’esperienza con il gruppo “Arcobaleno”, nel quale uomini e donne si confrontano sui temi dell’omoaffettività. “Un concetto – spiega lo stesso pastore Esposito – ben più ampio ed appropriato di omosessualità e che abbiamo sintetizzato con l’espressione “Dio vuole l’amore, non lo giudica”.

(8 giugno 2010)