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La Corte Costituzionale “decide di non decidere” sui matrimoni gay: rigettati i ricorsi

La Corte Costituzionale – secondo quanto appreso pochi minuti fa dall’ANSA – ha rigettato i ricorsi presentati dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento circa la costituzionalità dell’esclusione dall’istituto matrimoniale civile delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Secondo quanto riportato dalla stessa agenzia la decisione sarebbe scaturita dalla necessità di tutelare la “discrezionalità del legislatore nel regolare questi aspetti del Codice civile, compresi i matrimoni tra persone dello stesso sesso”.

“Accettiamo con rispetto la decisione della Consulta – dichiara Andrea Panerini, Presidente Nazionale dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” – per la doverosa attenzione alle istituzioni della Repubblica che si deve evidenziare. Esprimiamo tuttavia il nostro profondo rammarico e il nostro dissenso verso questa decisione della Corte Costituzionale che, in tutta evidenza, decide di non decidere proprio nel momento del massimo scontro tra Vaticano e organizzazioni omosessuali. La responsabilità maggiore, tuttavia, è del Parlamento che non si decide a legiferare in materia facendo rimanere nel limbo moltissimi cittadini che da oggi, ancora di più si sentiranno estranei al contratto sociale (se ancora esiste) della nazione. E’ questo il momento anche di superare le meschine divisioni del movimento GLBT in generale e tra cristiani omosessuali in generale: il momento storico non ce le consente nè mai sono state giuste. Si tratta invece di valorizzare le diversità anche al nostro interno e considerarle come degli elementi che arricchiscono. Non posso che concludere con alcune parole di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945):  Viene il giorno in cui sarà forse impossibile parlare apertamente, ma noi pregheremo, faremo ciò che è giusto, il tempo di Dio verrà“.

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia è “per il riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso”

Il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha aderito all’appello ”per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso come principio di uguaglianza” proposto dal Comitato “Sì lo voglio”.
I promotori dell’appello chiedono che a tutti i cittadini e a tutte le cittadine venga garantita “parità e uguaglianza e pertanto anche il diritto di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale” (per il testo integrale vedi www.affermazionecivile.it).
“Pur nella complessità e diversità delle posizioni espresse dalle chiese membro della FCEI, riteniamo di voler aderire all’appello, nel quadro della difesa dello stato laico”, è quanto scrivono i consiglieri della FCEI ai promotori dell’appello.
E continuano: “Nello specifico non riteniamo che lo stato debba e possa modellare la sua politica della famiglia sui dettati della morale cattolica, e affermiamo l’uguaglianza e la pari dignità sociale di ogni cittadino e cittadina, come sancito dalla Costituzione. In questo quadro preferiamo non omologare le unioni civili tra persone di diverso orientamento sessuale al matrimonio eterosessuale, ma sosteniamo il diritto delle persone di creare vincoli e legami responsabili e riconosciuti legalmente con coloro che amano”.
La Corte Costituzionale, che si sarebbe dovuta pronunciare sulla costituzionalità di alcune norme in materia di matrimonio civile, ha rinviato la sentenza al prossimo 12 aprile. L’auspicio dei promotori è che essa possa fare una distinzione tra matrimonio religioso e matrimonio civile e affermare che il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non è un tema eticamente sensibile, ma semplicemente un diritto fondamentale della persona che non può essere negato.

(NEV)