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Il 20 febbraio incontro sullo sfruttamento dei lavoratori

giustiziaVenerdì 20 febbraio 2015 alle ore 19 presso la Chiesa metodista di Firenze in Via de’ Benci (pressi S. Croce) avrà luogo il primo incontro del 2015 dell’Associazione cristiana “Fiumi d’acqua viva – Pace, giustizia e salvaguardia del Creato” sul tema “L’etica cristiana e lo sfruttamento dei lavoratori” a cura del gruppo piombinese dell’associazione.
Il capitalismo è compatibile con l’etica cristiana? E il marxismo? Qual’è il concetto di giustizia sociale ed economica presente nella Bibbia e negli altri scritti della tradizione cristiana? Ne parleremo insieme in una dimensione di ascolto, di condivisione e di preghiera, aperti ai contributi di alcuni diversamente credenti e di non credenti.

Per informazioni: www.fiumidacquaviva.orgfiumidacquaviva@gmail.com – 389.8858211

Condivisione e Scrittura

Venerdì 15 ottobre si è tenuto presso il Centro comunitario valdese di Firenze, il secondo incontro del ciclo di Studio Biblico “Teologia per uomini e donne” e a condurre l’incontro è stata la pastora Alison Walker, della Chiesa Metodista di Firenze.
Il tema scelto era “Costui, se fosse davvero un profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice” (Lc. 7,39)”. Tale versetto si colloca all’interno dell’episodio della donna che lava i piedi a Gesù con le sue lacrime e li asciuga con i capelli. (Lc 7, 36-50); come al solito gli spunti di riflessione iniziale sono stati presi dal volume “Il Dio Sconfinato” di Elizabeth Green.
La pastora Walker ci ha guidati in un’interessante viaggio nelle varie versioni in cui questo episodio è riportato, da tutti e quattro i vangeli.
Sono stati quindi analizzate le analogie e le differenze, nonchè le diverse collocazioni date dai vari evangelisti. Il dibattito è stato appassionante e ha coinvolto tutti i partecipanti.Dopo questo primo passaggio la pastora ha invitato le persone presenti a formare gruppi di lavoro in cui ognuno avrebbe interpretato un personaggio della vicenda (Gesù, la donna, Simone, i discepoli, i commensali…) raccontando in prima persona le impressioni del proprio personaggio circa l’episodio e rispondendo, dempre impersonandolo, alle domande degli altri.
Il metodo usato, inconsueto forse nelle nostre Chiese, ha colpito e suscitato forti emozioni da parte di tutti i convenuti e la stessa Alison Walker ha ringraziato i presenti per averle aperto gli occhi su aspetti di questi brani biblici su cui lei stessa non si era mai soffermata. Da parte del pubblico, d’altronde, c’è stato un generale apprezzamento per il modo e la cura con cui la pastora ha preparato e condotto l’incontro.
Un corroborante thé caldo, certamente gradito (dato il clima rigido della serata), fornito dalla Segreteria dell’associazione, ha concluso l’incontro.
Riscaldati nel corpo e nell’anima, ci siamo dati appuntamento per Venerdì 19 novembre, quando sarà nostro gradito ospite il Prof. Alfredo Jacopozzi, responsabile dell’ufficio cultura dell’Arcidiocesi cattolica di Firenze e docente alla Facoltà teologica cattolica dell’Italia centrale.

(c.c.)

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Per chi volesse fare una lettura sinottica dell’episodio su cui abbiamo meditato, i passi sono: Lc 7, 36-50; Mt 26, 6-13; Mc 14, 3-9; Gv 12, 1-11
Il canovaccio per lo studio biblico è stato il seguente: lo pubblichiamo pensando che potrebbe essere un interessante spunto di riflessione, sia comunitaria che personale.

STUDIO BIBLICO – 15 OTTOBRE 2010
Leggete la storia in ogni vangelo, quali sono le differenze e le similitudini? Siete d’accordo con il riassunto di Green a pagina 23? [20 minuti]

Prendate uno dei personaggi: la donna, Gesù, Simone il fariseo.
Uno alla volta, raccontate la vostra prospettiva (come in un gioco di ruolo) sulla storia, i tuoi sentimenti, intenzioni, pensieri e conclusioni. Quando ognuno ha finito, gli altri (non in ruolo) potranno fare domande – provate a rispondere restando in ruolo. [15 minuti]

Quando tutti personaggi hanno finito, immaginate che i 3 personaggi si incontrino più tardi – che cosa si dicono l’un l’altro? [10 minuti]

Discutiamo insieme sulle nostre impressioni e su cosa si è imparato da questa meditazione

“Il buon pastore dà la sua vita per le pecore”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 16 aprile 2010 a Casa Cares in occasione del ritiro-convegno dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva”

Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga (e il lupo le rapisce e disperde), perché è mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore. Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio». Nacque di nuovo un dissenso tra i Giudei per queste parole. Molti di loro dicevano: «Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo ascoltate?» Altri dicevano: «Queste non sono parole di un indemoniato. Può un demonio aprire gli occhi ai ciechi?»
In quel tempo ebbe luogo in Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno, e Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. I Giudei dunque gli si fecero attorno e gli dissero: «Fino a quando terrai sospeso l’animo nostro? Se tu sei il Cristo, diccelo apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non lo credete; le opere che faccio nel nome del Padre mio, sono quelle che testimoniano di me; ma voi non credete, perché non siete delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno».

Gv. 10,11-30

Cari fratelli e care sorelle,
questa pericope che costituisce il brano della predicazione di questa domenica è un testo molto conosciuto nella cristianità. In quasi tutte le liturgie delle chiese cristiane è collocato la seconda o la quarta domenica dopo la Pasqua: tutti noi lo conosciamo eppure poche volte ci siamo soffermati veramente sul suo significato profondo. E’ facile imbattersi in illustrazioni e sermoni allegorici  dove si tende a banalizzare la portata teologica del “buon pastore”, riducendo Gesù a una figurina da scambiare con altre. Questo brano invece è centrale in tutta la teologia giovannea ed è uno degli elementi fondamentali di tutto il Nuovo Testamento.
In greco il termine “kalòs” più che “buono” significa “generoso” oppure “perfetto”: la perfezione di Gesù, che lui ci offre perchè noi la possiamo imitare, è la perfezione dell’agape, dell’amore cristiano che si realizza – nella sua più alta espressione –  nella croce “scandalo per i giudei, follia per i greci” (1Cor. 1,23), nel completo dono di sé nei confronti degli altri, nel sacrificio più alto.
Il riferimento, qui, alla morte di Gesù è evidente, ma – più di ogni altra cosa – è evidente il senso, il significato di questa morte: Gesù muore affinchè nessuno più possa morire, perde la vita per donarla agli altri, perisce affinchè nessuno possa perire, subisce una violenza inaudita perchè non vi sia più violenza, subisce lo scherno dei soldati e del popolo perchè non vi possa essere più alcuna discriminazione ma rispetto per la dignità di ogni essere umano, subisce un processo iniquo perchè nessuno possa più giudicare, muore solo – abbandonato dai suoi – perchè nessuno sia lasciato più solo di fronte alla sofferenza.
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