Archivi Blog

“Smascheriamo i demoni del nostro tempo”, sermone di apertura del sinodo 2010

Il testo della predicazione della past. Letizia Tomassone durante il culto di apertura del Sinodo 2010

«20 Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, 21 che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.» (Filippesi 3/20-21)
«1 Dopo queste cose, il Signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dov’egli stesso stava per andare. […] 17 Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome”. 18 Ed egli disse loro: “Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. 19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. 20 Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. 21 In quella stessa ora, Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli! Sì, Padre, perché così ti è piaciuto! 22 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno sa chi è il Figlio, se non il Padre; né chi è il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo”. 23 E, rivolgendosi ai discepoli, disse loro privatamente: “Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete! 24 Perché vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere quello che voi vedete, e non l’hanno visto; e udire quello che voi udite, e non l’hanno udito.”» (Luca 10/1; 17-24)

Letizia Tomassone

I discepoli che tornano sono 70 come le nazioni del mondo. Coloro che portano l’evangelo percorrono le strade del mondo e Luca già intravede un evangelo che si espande e non sta chiuso nei confini di una nazione, di una sola cultura. Eppure spesso la missione è stata vissuta come una coincidenza fra cultura occidentale ed evangelo, e l’esportazione dell’uno ha portato con sé l’esportazione dell’altro.
Questo ci pone almeno due domande principali:
– in che modo leggiamo la Bibbia che motiva la nostra vocazione come chiesa?
E poi:
– cosa diciamo quando, come oggi, osiamo noi stessi, come chiesa, inviare qualcuno in missione?
I 70 tornano a Gesù, non a un luogo sacro o fondativo, ma a una persona vivente che è al centro del loro agire e motiva il mandato che ci è rivolto anche oggi. Tornano dunque con quel movimento centripeto che usiamo per descrivere l’ecumenismo. Gesù al centro e noi, come tanti raggi, che convergiamo verso di lui.

Eppure non si verifica qui ciò che il movimento ecumenico auspica, cioè che ci si conosca e riconosca andando verso il Cristo. Infatti, pur nella gioia, i 70 sembrano tutti concentrati sui loro successi. Si sono dimenticati di esser stati mandati davanti a Gesù, e non al posto suo.
Quell’identificazione tra cultura occidentale ed evangelo, operata con prepotenza dagli europei nel tempo del colonialismo, ora si rivolta in molti modi contro di noi. L’evangelo va liberato dall’eurocentrismo e da ogni centratura che lo riferisce e lo riduce a una cultura, a un modo di vita.

Leggi il resto di questa voce

Annunci

Trapani, prime nozze gay in una chiesa valdese

da Repubblica.it

La cerimonia nel tempio dei valdesi. Benedetta l’unione tra due donne tedesche. Matrimonio inedito in Italia per una confessione cristiana. Duecento ospiti al rito.

di LAURA SPANO’

TRAPANI – Una chiesa cristiana ha benedetto a Trapani le prime “nozze” gay tra due lesbiche in Italia. Una benedizione giunta sulla scorta del principio, etico e religioso, che “Dio vuole l’amore, non lo giudica”. Così lo scorso sette aprile l’unione di due donne è stata benedetta, nel tempio Valdese di Trapani, da Alessandro Esposito, pastore della Chiesa valdese di Trapani e Marsala, che ha concelebrato il rito insieme ad altri due pastori, entrambe donne, delle chiese luterana e mennonita. La notizia è rimasta nel massimo riserbo per un paio di mesi, ma poi ha cominciato a trapelare, fino a diventare di dominio pubblico nella comunità protestante trapanese. Le spose, di nazionalità tedesca, sono giunte a Trapani in pullman con un nutrito seguito di amici e parenti. C. H. e B. K. (la coppia ha reso note solo le iniziali) hanno fatto ingresso lungo la navata della piccola Chiesa, sobriamente addobbata con fiori bianchi e rossi.

Concelebrazione in italiano e tedesco, e a tratti anche in inglese, con i presenti attenti a intonare gli inni i cui testi sono stati videoproiettati in entrambe le lingue sullo schermo dietro al pulpito. Un ecumenismo linguistico che ha riflettuto pienamente quello religioso e, più laicamente, quello spirito di apertura e accoglienza che le spose desideravano percepire intorno a loro in questo importante momento della loro vita. Niente veli, né richiami stilistici legati al classico “matrimonio”: tailleur di seta grigio scuro per una, abito nero elegante a fiori rossi per l’altra. Accanto a loro, un trio formato da flauto, violino e violoncello, composto da amiche delle spose, che ha punteggiato la celebrazione di interventi musicali. Gli ospiti, circa duecento, variamente ed elegantemente abbigliati per l’occasione; una grande occasione, come è normale che sia tra due persone che si apprestano a pronunciare l’impegno di vivere insieme per tutta la vita.

L’unione tra le due donne aveva già avuto la sua validazione in Germania attraverso la stipula di una “unione civile”: la Germania infatti garantisce molti diritti alle coppie omosessuali, come quello di potersi registrare in Comune come “coppia” e quello all’eredità del partner. La benedizione è stata accolta gioiosamente dalla comunità di Trapani, nell’ambito della quale il pastore Esposito è impegnato in un’esperienza con il gruppo “Arcobaleno”, nel quale uomini e donne si confrontano sui temi dell’omoaffettività. “Un concetto – spiega lo stesso pastore Esposito – ben più ampio ed appropriato di omosessualità e che abbiamo sintetizzato con l’espressione “Dio vuole l’amore, non lo giudica”.

(8 giugno 2010)

“Piego le ginocchia davanti al Padre”

Predicazione tenuta da Andrea Panerini il 16 maggio 2010 nel Tempio valdese di Firenze in occasione del culto contro l’omofobia

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.

Efesini 3,14-21

Cari fratelli e care sorelle,
avvicinandosi a questo testo non possiamo che riflettere sulla preghiera, in quanto questi versetti non sono altro che una vera e propria dossologia cioè una formula liturgica mediante la quale si loda Dio in sé o nella persona di Cristo: stilisticamente è di notevole efficacia  e in molte chiese cristiane è utilizzata in alcune ricorrenze dell’anno ecclesiastico o per particolari veglie di adorazione. Un brano, però, che ha fatto discutere gli studiosi per secoli nella sua complessità redazionale. La questione riguardante l’autore della epistola agli Efesini è stata posta alla fine alla fine del XVIII secolo ma già Erasmo da Rotterdam aveva osservato la singolarità e l’originalità stilistica e di contenuto di questa lettera rispetto al resto del corpus paolino. Oggi il suo carattere deutero-paolino è quasi unanimamente accettato da esegeti di tutte le confessioni cristiane. Il fatto che una epistola sia deutero-paolina, quindi non scritta dalla mano di Paolo ma da uno dei suoi collaboratori o da una persona della scuola teologica dopo la morte dell’apostolo, non significa che non possa riprendere materiale paolino orale o scritto e che quindi rispecchi una sensibilità presente nella scuola che faceva riferimento stretto a Paolo stesso. Tuttavia Efesini indica una rappresentazione posteriore dell’apostolo: non vi è più la contestazione dello status dell’apostolato di Paolo né vi sono presenti i gravi conflitti tra giudeo-cristiani (ebrei convertiti al cristianesimo) e pagano-cristiani (i cristiani fuori dall’ambito giudaico) che invece sono importanti nelle lettere che l’analisi ha rilevato essere scritte o dettate da Paolo in persona. L’epistola viene datata tra l’80 e il 100 d.C. e le lettere di Ignazio di Antiochia (ca. 110 d.C.) sembrano riflettere una conoscenza dell’epistola. Il luogo di redazione sembra essere stato l’Asia minore. Leggi il resto di questa voce

Un culto di memoria e di speranza

Si avvia alla conclusione la settimana di preghiera contro l’omofobia

FIRENZE – Il 16 maggio alle ore 10,30 presso il Tempio valdese di Via Micheli avrà luogo il culto ecumenico contro l’omofobia, atto conclusivo della Settimana di preghiera contro l’omofobia organizzata dall’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” in collaborazione con il Centro culturale protestante “Pietro Martire Vermigli”, la Libreria Claudiana, la chiesa valdese di Firenze, la chiesa metodista di Firenze, la chiesa battista di Firenze, la Parrocchia Vetero-Cattolica “S. Vincenzo di Lerins” e la Chiesa episcopale “St. James”.
La liturgia del culto è stata impostata da un comitato liturgico composto da valdesi, battisti, metodisti, vetero-cattolici, episcopali e cattolici (questi ultimi a titolo personale) e prevede testimonianze e uno specifico gesto di memoria ma anche di speranza. Il culto sarà presieduto da David Buttitta, predicherà Andrea Panerini.

Dall’11 al 16 maggio 2010 la settimana contro l’omofobia

Dall’11 al 16 maggio 2010 l’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità” promuove a Firenze e in tutta Italia la settimana di preghiera e riflessione contro l’omofobia. Il versetto biblico scelto quest’anno come riferimento è: “Nell’amore non c’è paura” (1Gv. 4,18)

A Firenze gli appuntamenti si susseguiranno da martedì 11 a domenica 16 maggio e culmineranno proprio nel culto contro l’omofobia che si celebrerà domenica 16 maggio alle 10.30 presso il Tempio valdese di Via Micheli (angolo Via Lamarmora) a Firenze. La settimana prevede presentazioni librarie, proiezioni di documentari e dibattiti politici. Il programma definitivo sarà comunicato entro il 30 aprile.

La proposta che la nostra Associazione rivolge a Chiese, Gruppi e Associazioni su tutto il territorio nazionale è di realizzare un culto cristiano contro l’omofobia per la mattinata di Domenica 16 maggio e a questo proposito metteremo a disposizione la liturgia ecumenica preparata a Firenze come indicazione (assolutamente non vincolante) del tipo di culto che realizzeremo. In poche ore hanno già dato la loro adesione le Chiese valdesi di Palermo e di Catanzaro, oltre – ovviamente – a quella di Firenze, ma vi sono segnali incoraggianti da molte altre realtà sul territorio nazionale per questo tipo di testimonianza evangelica.

Chi vuole aderire può farlo mandando una mail a fiumidacquaviva@gmail.com

La Segreteria dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”