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Il pastore Volpe eletto presidente dell’UCEBI (chiese battiste italiane)

Il pastore Raffaele Volpe, 49 anni, è il nuovo Presidente dell’UCEBI (Unione delle Chiese Evangeliche Battiste in Italia): è stato eletto il 31 ottobre nell’assemblea generale delle chiese battiste. E’ una vecchia e sempre ricordata conoscenza della nostra Associazione.
“Con grande gioia abbiamo, i nostri soci ed io, appreso la notizia dell’elezione di Raffaele Volpe a Presidente dell’UCEBI – afferma Claudio Cardone, Presidente dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”. Tale gioia è data da una conoscenza personale con Volpe, oltre dalla constatazione sul campo delle sue indubbie qualità nell’esercizio del ministero pastorale. Molti di noi hanno incrociato Raffaele nel proprio percorso di fede e sono stati testimoni della sua attenzione nei confronti anche delle tematiche che stanno a cuore alla nostra associazione; come dimenticare che è stato proprio il pastore Volpe a presiedere la prima Veglia di Preghiera per le vittime dell’omofobia, nel 2007? Altra testimonianza della sua amicizia l’abbiamo avuta quando, lo scorso anno, gentilmente accettò di guidare uno dei nostri incontri di studio biblico – prosegue Cardone – presentandoci l’episodio della donna adultera, proponendoci per primo modalità di analisi del testo che poi abbiamo varie volte ripreso, ad esempio nel nostro ultimo incontro di questo mese. Sappiamo quindi che Raffaele potrà condurre le Chiese Battiste italiane nel solco dell’Evangelo e ci auguriamo che la sua presidenza sia un periodo di fioritura dell’evangelo stesso.”
Il pastore Volpe è stato per diversi anni pastore della chiesa battista di Firenze (Borgognissanti) e dovrà lasciare questo incarico pastorale nelle prossime settimane per adempiere al suo nuovo dovere.
“Personalmente ho visto – conclude Cardone – come il neopresidente sia una persona che trasmetta una calma fiducia, quella fiducia che deriva dall’annuncio dell’Evangelo: queste sue qualità potranno molto aiutare le chiese battiste nel loro cammino negli anni a venire. Di cuore auguro buon lavoro al nuovo Presidente dell’Unione Battista e su di lui e sulle Chiese Battiste italiane, insieme a tutti gli aderenti e simpatizzanti di “Fiumi d’Acqua viva”, invoco la benedizione dell’Eterno.”

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Pronunciarsi contro l’omofobia

Lentini (Sr): una serata pubblica organizzata dalla chiesa battista
La comunità ha ricordato il giovane Filadelfo Innao, assassinato a causa del suo orientamento sessuale, pronunciandosi per l’accoglienza delle persone omosessuali.

da “Riforma” del 15 gennaio 2010

Il 20 novembre 1991 a Lentini veniva ucciso Filadelfo Innao. Da subito fu chiaro che il movente dell’assassinio era legato all’orientamento sessuale di Filadelfo: omosessuale. Filadelfo venne freddato davanti a una palestra dal figlio di un uomo con il quale, anni prima, aveva avuto una relazione. La morte di Filadelfo scosse profondamente Lentini che pure era una città violenta. Solo nel 1991 nel paese ci furono 20 omicidi. Durante i funerali di Filadelfo più di mille persone si sitrinsero attorno ai suoi familiari: segno che i lentinesi non ritennero quel delitto uguale a tutti gli altri.
Il 27 novembre 2009 la chiesa battista di Lentini ha voluto ricordare Filadelfo; pronunciarsi contro l’omofobia e per l’accoglienza delle persone omosessuali.
L’idea della serata è nata da un percorso di evangelizzazione nel quale abbiamo incontrato Pinuccia – la sorella di Filadelfo – che ci ha sollecitato in tal senso. A lei ho rivolto alcune domande.
– Pinuccia, cosa ricorda di quel 20 dicembre di vent’anni fa?
Quel giorno andai da mio fratello a farmi i capelli. Filadelfo era un famoso parrucchiere. Mentre mio fratello mi faceva i capelli ho cominciato a piangere perchè ho sentito la morte addosso: come di marmo freddo. Poichè ero arrivata in ritardo, Filadelfo mi aveva rimproverata. Vedendomi poi piangere, mi consolò; mi disse che non dovevo prenderlla in quel modo. Non riuscii a spiccicare parola… Quando siamo usciti dal negozio lui prese la Vespa, io la macchina per tornare a casa. Abitavo a pochi metri dalla palestra dove è stato ucciso mio fratello. Entro nel cortile; sento gli spari. Se mi fossi girata avrei visto tutto. Invece, meccanicamente sono entrata in casa piangendo disperatamente. Mi chiamano al telefono. Era mia sorella. “C’è stata una sparatoria in palestra. Non ci andare”, mi disse. Scalza mi sono precipitata dalle scale. Quando sono arrivata ho visto le gocce a terra e ho capito. Mi sono messa in ginocchio e ho chiesto a Dio: “Perchè mi hai fatto vedere tutto questo?”

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