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Nuovo progetto dell’associazione sull’ascolto pastorale

ascoltopastoraleQuesto progetto prevede un orario (il mercoledì sera dalle 21 alle 23 che potrà essere ampliato) e un numero di telefono (377/4717772) a cui telefonare in caso di bisogno di consiglio, di cura pastorale, di dialogo o solo per uno sfogo. Dietro alla cornetta vi sono alcuni volontari della nostra associazione esperti di cura pastorale. Il servizio è gratuito (tranne per il costo della chiamata, a seconda del proprio operatore telefonico) e strettamente confidenziale con le stesse garanzie di riservatezza di un colloquio pastorale. Il progetto è rivolto soprattutto alla popolazione LGBT, ma non esclude nessuno/a. Questo progetto si amplierà con la formazione professionale di operatori per un numero verde per vittime dell’omofobia di prossima realizzazione e finanziamento.

«Con questo progetto – afferma la Presidente di “Fiumi d’acqua vivaMarta Torcini – riaffermiamo l’essenziale ruolo diaconale ovvero di azione pastorale pratica della nostra associazione cristiana. Essere cristiani, per come intendiamo noi il cristianesimo, non è solo fare formazione e dibattiti culturali – che sono essenziali – ma anche rendersi disponibili al confronto e all’aiuto delle persone in carne ed ossa, come il samaritano che soccorre il ferito sulla via per Gerico quando il sacerdote e il levita si erano voltati d’altra parte

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Tutti possono fare qualcosa per gli altri

Venerdì 28 Gennaio si è tenuto l’incontro biblico mensile dell’associazione Fiumi d’Acqua Viva. Dopo i saluti e le presentazioni abbiamo fatto la Preghiera d’Illuminazione con un testo di Goran Almsen, in seguito abbiamo pregato con il Salmo 41 e infine condiviso la parabola del Buon Samaritano dall’evangelo di Luca 10, 25- 17 dalla quale sono derivate le riflessioni di Elisa Cesan e Claudio Cardone, impegnati entrambi nel sociale, che hanno guidato il dibattito.
Il libro guida degli incontri è “Il Dio sconfinato” di E. Green (Claudiana) e partendo da questo testo, insieme alla parabola del Buon Samaritano, abbiamo parlato del nostro impegno come cristiani ad occuparci dei cosiddetti “ultimi” della terra verso i quali Dio “sconfina”.
Ci siamo interrogati su com’è possibile fare questo in una società che premia solo la produttività e l’interesse mediatico; in una società che preferisce omologare invece di valorizzare le differenze, che preferisce escludere invece di conoscere l’altro.
Il buon samaritano riconosce se stesso nell’altro e vive nella sua persona i comportamenti di Gesù e a ciò viene chiamato ciascun cristiano. Il samaritano di oggi dovrebbe perpetuare quell’atto d’amore incondizionato e riconoscere a tutti pari dignità usando una carezza, una parola, un consiglio, più in generale un qualsiasi utile sostegno. Questa parabola è attuale e significativa rispetto agli insegnamenti di Gesù perché ci ha portato, attraverso le scelte di vita e le esperienze professionali di Cardone e Cesan, a riflettere su temi quali le responsabilità sociali, l’inclusione, l’integrazione, il riconoscimento dell’altro diverso da sé e la sua accettazione, l’aiuto e il sostegno verso i più deboli e svantaggiati e a rilevare che la “famosa” frase “tutti possono fare qualcosa per gli altri” non sia un luogo comune, senza incappare in un inutile buonismo.
E’ stato evidenziato che con troppa facilità s’incolpa la società di non occuparsi dei più deboli e svantaggiati senza che i singoli riflettano sulle loro responsabilità individuali. E’ stato rilevato che l’ignoranza verso l’altro è un limite significativo perché crea dell’imbarazzo e situazioni spiacevoli fino al limite della legalità e oltre.
Non conoscere l’altro diverso da sé non agevola l’integrazione e l’aiuto reciproco ed è un limite all’agire per l’altro. Inoltre spesso ci si pongono molto domande prima di agire in favore dell’altro svantaggiato perché siamo mediaticamente influenzati da certe “politiche per l’esclusione” e abbiamo una profonda paura di essere fregati. Le fregature possono essere in agguato ma non devono diventare un deterrente per non agire in aiuto all’altro.
La serata si è conclusa con il Padre nostro e la benedizione  finale.

(e.c.)