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Nuovo progetto dell’associazione sull’ascolto pastorale

ascoltopastoraleQuesto progetto prevede un orario (il mercoledì sera dalle 21 alle 23 che potrà essere ampliato) e un numero di telefono (377/4717772) a cui telefonare in caso di bisogno di consiglio, di cura pastorale, di dialogo o solo per uno sfogo. Dietro alla cornetta vi sono alcuni volontari della nostra associazione esperti di cura pastorale. Il servizio è gratuito (tranne per il costo della chiamata, a seconda del proprio operatore telefonico) e strettamente confidenziale con le stesse garanzie di riservatezza di un colloquio pastorale. Il progetto è rivolto soprattutto alla popolazione LGBT, ma non esclude nessuno/a. Questo progetto si amplierà con la formazione professionale di operatori per un numero verde per vittime dell’omofobia di prossima realizzazione e finanziamento.

«Con questo progetto – afferma la Presidente di “Fiumi d’acqua vivaMarta Torcini – riaffermiamo l’essenziale ruolo diaconale ovvero di azione pastorale pratica della nostra associazione cristiana. Essere cristiani, per come intendiamo noi il cristianesimo, non è solo fare formazione e dibattiti culturali – che sono essenziali – ma anche rendersi disponibili al confronto e all’aiuto delle persone in carne ed ossa, come il samaritano che soccorre il ferito sulla via per Gerico quando il sacerdote e il levita si erano voltati d’altra parte

Il resoconto dell’Assemblea Nazionale su “Riforma”

“Riforma” del 4 luglio 2014

La Presidente Marta Torcini intervistata da Radio Beckwith Evangelica

L’associazione cristiana “Fiumi d’acqua viva –  Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato” ha sede a Firenze e ha avuto la sua Assemblea nazionale lo scorso 20 giugno.

Marta Torcini, che è stata confermata Presidente Nazionale per il secondo anno di mandato, ci spiega quali temi sono stati trattati durante l’Assemblea: “Sicuramente il tema del bilancio degli ultimi anni e le prospettive future sono state il centro della nostra discussione. Abbiamo lanciato per il prossimo futuro alcuni spunti di attività che speriamo si tradurranno presto in realtà, tra cui collaborazioni culturali con enti del territorio e l’apertura di un numero amico rivolto alle persone GLBT, seguito da personale formato e professionale. Siamo fiduciosi di riuscire a radicare ancora di più la nostra presenza sul territorio fiorentino, rimanendo sempre anche attenti alle dinamiche e alle collaborazioni nazionali ed internazionali”.

Intervista di Daniela Grill – Tutti i diritti riservati a RBE

Per ascoltare gratuitamente l’intervista cliccate sull’icona

Elisa Cesan Portavoce Nazionale della Rete Primo Marzo

La Segreteria di “Fiumi d’acqua viva” è lieta di comunicare che un suo membro, Elisa Cesan, è stato eletto a un incarico nazionale così importante e invoca la benedizione dell’Eterno su Elisa per questo nuovo ruolo.

Per molti mesi, da quando Cécile Kyenge è diventata ministro, quell’incarico è rimasto vacante. Domenica 26 gennaio, il vuoto è stato colmato. La Rete Primo Marzo ha un nuovo portavoce nazionale: Elisa Cesan, classe 1978, laureata in scienze delle formazioni, educatrice professionale, già referente – assieme a Didier Arsene Brou – del comitato Primo Marzo Firenze.
La nomina è avvenuta nel corso dell’assemblea nazionale, convocata anche per avviare l’organizzazione della prossima Journée sans nous, la giornata senza immigrati (che dal 2010 è diventata un appuntamento imprescindibile per chi si occupa di immigrazione). «Sono onorata di ricoprire questo incarico – ci dice un po’ emozionata – perché credo fermamente nei valori dell’antirazzismo e dell’inte(g)razione sociale. Credo che la strada giusta da percorrere sia quella dei diritti di tutti per tutti per superare la contrapposizione tra noi e loro, per una piena espressione della nostra società meticcia». Elisa, originaria del Piemonte risiede da molto tempo a Firenze, dove da diverso tempo è attiva nell’associazionismo e svolge attività di volontariato con i migranti, Rom in particolare. È membro del Concistoro della Chiesa Valdese di Firenze e membro della Segreteria dell’Associazione cristiana “Fiumi d’acqua viva – Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato”. Raccogliere il testimone di Cécile Kyenge rappresenta una bella sfida. «Se dovessi diventare ministro pure io poi, ci sarà la corsa a fare il portavoce del Primo Marzo», scherza.

Fiumi d’acqua viva alla manifestazione fiorentina per i diritti civili

Domenica 19 gennaio una delegazioni di volontari della nostra associazione ha preso parte alla contro-manifestazione per i diritti civile indetta da varie associazione GLBT fiorentine e da alcuni gruppi politici per contestare la scelta dell’Ammininistrazione comunale fiorentina di concedere Palazzo Vecchio ad organizzazione palesemente omofobe.

La delegazione era guidata dai due membri della Segreteria Elisa Cesan e Claudio Cardone (ex Presidente della nostra associazione). La manifestazione è stata molto numerosa, pacifica e determinata a garantire la vera libertà ai fiorentini e a non permettere che Firenze diventi la nuova mecca dei fondamentalisti e degli intolleranti di qualunque risma.

Indignazione di “Fiumi d’acqua viva” per la manifestazione omofoba in programma a Palazzo Vecchio il 19 gennaio

La Segreteria Nazionale dell’Associazione Cristiana “Fiumi d’acqua viva – Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato“, che ha la propria sede a Firenze, esprime tutta la propria indignazione per la concessione del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio da parte del Sindaco di Firenze Matteo Renzi all’associazione omofoba Manif pour Tous per lo svolgimento di un convegno contro i diritti delle persone omosessuali e per la difesa della “famiglia naturale”. Nel sito ufficiale di questa associazione che si richiama a “valori cristiani” si legge: “L’Associazione nasce in stretto legame con l’omonima realtà francese con lo scopo di mobilitare i cittadini italiani di tutte le confessioni religiose, politiche e culturali e risvegliarne le coscienze in merito alle problematiche riguardanti le recenti leggi su omofobia e transfobia, teoria del gender, matrimoni e adozioni a coppie omosessuali. Il suo scopo è garantire la libertà di espressione, preservare l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre.”
“Dietro questa finzione della necessità di tutelare la libertà d’espressione si nascondono pulsioni di natura profondamente anti-cristiana e fascistoide – dichiara la Presidente di “Fiumi d’acqua viva”, Marta Torcini – che sono intollerabili in Italia e in modo particolare a Firenze. E’ lo stesso tentativo di mistificare la realtà, di far passare i perseguitati da persecutori che caratterizzò il regime nazista grazie al ministro del Terzo Reich Goebbels: non erano perseguitati gli ebrei, erano gli altri tedeschi ad essere in pericolo per la congiura ebraica e qualunque dissenso all’estero veniva visto come attentato alla libertà d’espressione e al popolo tedesco. Manif pour tous segue esattamente le stesse tecniche mistificatorie: qui non è in gioco – precisa Torcini – la libertà di avere opinioni, anche religiose, diverse sulle persone omosessuali ma di avere una libertà di dire che queste persone sono malate, che dovrebbe essere messe fuori legge e che la famiglia “normale” è in pericolo per colpa di queste persone additandole al pubblico disprezzo. Ci stupiamo che il Sindaco di Firenze Matteo Renzi – conclude la Presidente – che pure si richiama ad una dimensione cristiana nella sua vita politica permetta dentro Palazzo Vecchio una manifestazione d’odio, intolleranza e mistificazione dichiarando in questo modo una scelta dell’Amministrazione Comunale molto chiara a cui va tutto il nostro biasimo. Invitiamo tutti i cristiani a rispondere a questo triste evento per Firenze pregando sul versetto dell’Apostolo Giovanni: Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore. (1 Gv. 4,18)”
La Segreteria Nazionale di “Fiumi d’acqua viva” comunica anche di aver aderito alla manifestazione indetta dalle associazioni LGBT fiorentine sotto Palazzo Vecchio alle ore 11 di domenica 19 gennaio dove sarà rappresentata da alcuni volontari.

Un appello per la pace

Pubblichiamo qui l’appello degli organizzatori della marcia per la pace a cinquant’anni dalla prima Marcia organizzata il 24 settembre 1961 da Aldo Capitini.

Principi
Primo. Il mondo sta diventando sempre più insicuro. Se continuiamo a spendere 1.6 trilioni di dollari all’anno per fare la guerra non riusciremo a risolvere nessuno dei grandi problemi del nostro tempo: la miseria e la morte per fame, il cambio climatico, la disoccupazione, le mafie, la criminalità organizzata e la corruzione. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo smettere di fare la guerra e passare dalla sicurezza militare alla sicurezza umana, dalla sicurezza nazionale alla sicurezza comune.

Secondo. Se vogliamo la pace dobbiamo rovesciare le priorità della politica e dell’economia. Dobbiamo mettere al centro le persone e i popoli con la loro dignità, responsabilità e diritti.

Terzo. La nonviolenza è per l’Italia, per l’Europa e per tutti via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, metodo e stile di vita, strumento di liberazione, strada maestra per contrastare ogni forma d’ingiustizia e costruire persone, società e realtà migliori.
Quarto. Se vogliamo la pace dobbiamo investire sulla solidarietà e sulla cooperazione a tutti i livelli, a livello personale, nelle nostre comunità come nelle relazioni tra i popoli e gli stati. La logica perversa dei cosiddetti “interessi nazionali”, del mercato, del profitto e della competizione globale sta impoverendo e distruggendo il mondo. La solidarietà tra le persone, i popoli e le generazioni, se prima era auspicabile, oggi è diventata indispensabile.

Quinto. Non c’è pace senza una politica di pace e di giustizia. L’Italia, l’Europa e il mondo hanno bisogno urgente di una politica nuova e di una nuova cultura politica nonviolenta fondata sui diritti umani. Quanto più si aggrava la crisi della politica, tanto più è necessario sviluppare la consapevolezza delle responsabilità condivise. Serve un nuovo coraggio civico e politico.
Sesto. Se davvero vogliamo la pace dobbiamo costruire e diffondere la cultura della pace positiva. Una cultura che rimetta al centro della nostra vita i valori della nostra Costituzione e che sappia generare comportamenti personali e politiche pubbliche coerenti. Per questo, prima di tutto, è necessario educare alla pace. Educare alla pace è responsabilità di tutti ma la scuola ha una responsabilità e un compito speciali.

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“Fiumi d’acqua viva” aderisce alla preghiera per la pace di sabato 7 settembre

L’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Pace, giustizia e salvaguardia del Creato” aderisce alla preghiera ecumenica per la pace di sabato 7 settembre lanciata dal vescovo di Roma Francesco e fatta propria dal pastore Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI).
“Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono preoccupati dall’acuirsi e dal sorgere di nuovi conflitti nel mondo, in particolar modo per le situazioni di Siria ed Egitto” – dice Marta Torcini, Presidente di “Fiumi d’acqua viva” – “e del Medio Oriente. Un intervento militare occidentale in Siria avrebbe come unico scopo quello di accaparrarsi postazioni strategiche, non di difendere la popolazione civile ed esporrebbe l’umanità a tremendi rischi. Vogliamo pregare perchè il Signore instilli il bene nel cuore dei governanti, perché l’amore prevalga sul risentimento. La preghiera è uno strumento potente, meno disarmato di quello che molti non credenti possano ritenere.”
La Segreteria dell’Associazione invita soci, simpatizzanti e tutti i credenti a pregare, da soli o a livello comunitario, sabato 7 settembre alle ore 21 dando una traccia nella lettura della Parola biblica: Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. (1 Gv. 4,20)

*****

Preghiera per la pace

Signore, Padre di tutti gli uomini,
accogli il grido dei piccoli, degli inermi,
delle vittime della guerra
e mostra la Tua predilezione per loro
fermando ogni violenza fratricida,
ogni progetto di distruzione e di iniquità.

Cristo nostra pace, convertici a Te,
alla Tua Croce,
al Tuo perdono universale,
al Tuo amore senza riserve per ogni creatura.
Fratello di ogni uomo,
fa sentire nel cuore di chi uccide e opprime
la Tua inquietudine di giustizia e d’amore.

Spirito Santo, Spirito della vita,
illumina la mente e scalda il cuore
di coloro che hanno in mano
la vita dei loro simili,
perché le ragioni della pace e della giustizia
trionfino sulle forze della morte
e gli uomini ed i popoli riconciliati
possano incontrarsi, parlarsi e riscoprirsi fratelli.

Amen.

Il Sinodo valdese e metodista chiede all’Italia una legge contro l’omofobia

Pubblichiamo qui l’atto approvato Giovedì 29 Agosto dal Sinodo valdese e metodista riunito a Torre Pellice (TO) che chiede alla Repubblica italiana l’urgente approvazione di una legge contro l’omofobia. Al Sinodo erano presenti la presidente Marta Torcini (come verbalista) e l’ex presidente Andrea Panerini (che ha partecipato alla stesura e ha emendato il testo) in qualità di deputato. (red.)

Il Sinodo,

richiamandosi a una predicazione cristiana che annuncia che il Signore ci ha accolti al di là del nostro genere, provenienza geografica, orientamento sessuale, come espresso nella parola biblica: Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina, perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù (Galati 3:28) e che ci chiama a condividere questa gioia che invita all’amore per il prossimo;

consapevole di rappresentare una chiesa che dialoga, al suo interno e con la società,

riafferma il proprio impegno di contrasto a ogni forma di discriminazione, da realizzare anche attraverso percorsi di crescita comuni e di confronto sulle relazioni affettive.

Richiama le chiese all’attenzione e all’ascolto delle esperienze di ogni persona vittima di sopruso omofobo.

Invita le chiese a proseguire nell’organizzazione di momenti di crescita spirituali che sottolineino la centralità dell’accoglienza nella nostra spiritualità, anche organizzando veglie e culti in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia (17 maggio) come già iniziato da anni in alcune chiese metodiste e valdesi e come avviene in molte chiese sorelle.
Ringrazia la commissione Fede e omosessualità, che ora coinvolge anche le chiese battiste, per il lavoro svolto e per il materiale prodotto e invita le chiese a utilizzarlo, così come la lettera della CEPPLE sul tema della sinodo2013benedizione delle coppie dello stesso sesso.

Richiama, di fronte ai gravi episodi omofobici degli ultimi mesi, la necessità che anche l’Italia, in coerenza con l’art. 3 della Costituzione della Repubblica, adotti al più presto una chiara legislazione contro la violenza omofoba.

Solidarietà al Segretario della REFO per gli atti omofobi subiti

L’associazione Fiumi d’Acqua Viva – Pace Giustizia e Salvaguardia del Creato, esprime la solidarietà di tutti i soci e dirigenti al Segretario della REFO Valentino Coletta, per gli odiosi atti omofobi di cui è stato vittima. E’ ormai giunto il momento che l’omofobia venga riconosciuta  per quello che è, cioè violenza discriminatoria e razzista, che nega i fondamentali diritti della persona. Gli atti di violenza motivati da omofobia sono infatti la manifestazione di una intolleranza inaccettabile, in particolare per noi credenti, profondamente convinti che l’Amore divino non discrimina mai fra le sue creature. Ci auguriamo che i criminali che hanno agito vengano rapidamente trovati e puniti. Non possiamo però esimerci in questa ennesima dolorosa occasione  dallo stigmatizzare il comportamento del nostro Parlamento, che ormai da troppo tempo rinvia l’approvazione di una legge che consideri l’omofobia non come semplice aggravante di altri reati di violenza, ma come reato autonomo, particolarmente odioso perché rivolto contro una componente della persona, la sua sessualità, che ne costituisce l’intima essenza. Esprimiamo la nostra solidarietà anche alla REFO, a cui ci sentiamo uniti da legami storici e di comune origine.

La Presidente di Fiumi d’Acqua Viva
Dott.ssa Marta Torcini

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Il comunicato della REFO: http://refoitalia.wordpress.com/2013/08/02/attacchi-ed-insulti-omofobi-al-segretario-refo/

“Io prete felice lontano dalla gerarchia”

Riproponiamo qui una vecchia intervista ripescata dal nostro archivio, datata 23 gennaio 2010 e realizzata da Andrea Panerini per il sito di “Fiumi d’acqua viva”. Si tratta di una conversazione con don Franco Barbero che fu subito presa dal nostro sito e pubblicata dalla prestigiosa rivista “MicroMega” (http://temi.repubblica.it/micromega-online/io-prete-contro-felice-lontano-dalla-chiesa-gerarchica-intervista-a-don-franco-barbero/). E’ il nostro piccolo regalo estivo per i lettori del nostro sito. (La Redazione)

Seguendo quale percorso è arrivato a fare il prete cattolico? Cosa è nato dentro di lei per arrivare a questa missione?
Premetto che le mie risposte saranno molto riassuntive per il poco tempo di cui dispongo. Per quale strada arrivai a fare il prete cattolico è in qualche modo non del tutto chiaro neanche a me. Certo, influì il fatto d’aver incontrato nei primi anni alcuni preti molto positivi, entusiasti ed affettuosi. Debbo molto alla mia famiglia che era numerosa e piuttosto misera, non solo povera. Fu la mia mamma che mi parlò di Gesù come amico dei poveri, come buon pastore ad accendermi nel cuore il desiderio di fare come il buon pastore? Può darsi. Ma mi sembra di essere nato con l’idea di farmi prete! Tanto che a 7 anni già radunavo i bimbi e le bimbe della mia via a Pinerolo per “dire messa” e volevo ogni mattina “fare il chierichetto” prima di andare a scuola. Prete per me allora voleva dire “Gesù e i poveri”. Nell’adolescenza e nel lungo periodo di permanenza in sanatorio, curato da uno straordinario medico valdese, la mia “vocazione” si approfondì e già in sanatorio fondai un gruppo biblico settimanale… Eppure non so spiegarmi come sia maturata in me questa scelta. Allora credevo, da ragazzo, che la chiesa cattolica fosse l’unica vera chiesa e che fuori…tutto fosse tenebra o eresia.

Che cosa significa per lei il suo ministero? Si sente ancora parte della Chiesa universale?
Il mio ministero significa cura pastorale, accompagnamento delle persone verso una fede personale adulta, ascolto delle persone, soprattutto molto impegno per l’animazione biblica nella mia comunità e in tanti altri luoghi e comunità. Dio mi ha regalato tante “cattive compagnie” che sono state le voci che mi hanno molto aiutato nella mia conversione al Vangelo: eretici, separati, divorziati, scomunicati, spretati, donne, femministe, gay, lesbiche, transessuali, credenti del dissenso, molti preti “disagiati”, tossicodipendenti, pedofili… Nella vita non mi sono annoiato, né mi sono potuto permettere di portare nelle relazioni quotidiane le risposte prefabbricate del catechismo cattolico. Debbo molto a queste persone che continuo ad incontrare ogni giorno. L’ascolto delle persone e il ministero della Parola di Dio restano il cuore del mio essere prete-pastore. Sono un pastore felice. Mi sento parte della chiesa universale più che mai. La dimensione ecumenica mi è penetrata nelle ossa. Sto nella chiesa cattolica come parte del popolo di Dio con una visione teologica che non ha nulla in comune con la gerarchia cattolica ufficiale. Per me la chiesa si invera là dove si accoglie la presenza amorosa ed interpellante di Dio e dove si tenta di vivere la sequela di Gesù. Senza “questa” chiesa universale, da viversi nel particolare e nel quotidiano, non riuscirei a fidarmi di Dio e mi mancherebbe il confronto di idee e di prassi che mi sembrano ossigeno essenziale per la vita di fede.
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L’impegno contro l’omofobia e il femminicidio deve essere un punto d’incontro ecumenico di tutte le chiese cristiane

Siamo nel pieno della settimana contro l’omofobia, ieri si è celebrata la giornata europea contro l’omofobia e i luoghi pubblici sono pieni di iniziative, consulte e chiese si esprimono contro la violenza. Questa mattina leggo i giornali e leggo le notizie, scritte molto in piccolo, che mi informano su due punti importanti: l’Italia non ha ratificato il Trattato di Ankara sui diritti, siglato nel 2011; la legge sul femminicidio è ancora al palo in Parlamento.
La crisi economica e i provvedimenti necessari e urgenti, la mancanza di lavoro a cui bisogna in qualche modo provvedere, l’assolutamente indispensabile riforma elettorale per poter ridare ai cittadini una vera libertà di scelta, sono tutte ottime ragioni per spiegare l’inattività di Governo e Parlamento sui violenza omofoba e femminicidio, ma sono anche ottime scuse.
La disgregazione sociale, che è contemporaneamente causa e conseguenza della violenza contro le persone LGBT e contro le donne, e in genere contro chi è percepito diverso, non può essere ricomposta da solo da provvedimenti economici contingenti che per di più non servono a sanare, ma solo a tamponare situazioni di emergenza. L’impegno del Parlamento in questi provvedimenti non giustifica in alcun modo la perdita di vite umane, la sofferenza di chi le violenze subisce ormai da troppo tempo. Si poteva e si doveva intervenire prima, si può e si deve intervenire ora. Lo dimostra la Francia, che pur avendo problemi non minori dei nostri è riuscita a rendere effettiva una legge che parifica completamente la relazione omosessuale a quella etero, e legittima il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.
Non so se l’Italia arriverà allo stesso livello di civiltà. Personalmente sono fra quelle persone che come cittadine credono che il matrimonio, in quanto istituzione civile, possa essere esteso a tutti. Come credente e membro di una chiesa evangelica, credo che le chiese, tutte, debbano ancora fare della strada per arrivare a chiarirsi le idee.
La chiesa Valdese lascia alle comunità locali la decisione sulla benedizione delle coppie omosessuali (per noi il matrimonio non è un sacramento), con ciò manifestando la sua incapacità a dare un indirizzo, combattuta fra istanze più avanzate e legittime istanze conservatrici che devono ancora effettuare un percorso di elaborazione; la chiesa Luterana ha fatto una volta per tutte la sua scelta di accogliere in pieno le coppie omosessuali; la chiesa cattolica accetta l’omosessualità purché casta e senza riconoscimenti pubblici; altre chiese hanno posizioni variamente differenziate su questo argomento. Tutte indistintamente però condannano la violenza sulle donne e quella sulle persone LGBT.
Non solo, ma tutte le chiese esprimono questa loro condanna con iniziative quali conferenze, cerimonie religiose, veglie di preghiera, ognuna secondo la propria tradizione. Alcune, la chiesa Cattolica Romana in particolare, non si astengono neppure da interventi, talvolta anche pesanti e invadenti, sulle autorità civili per favorire o bloccare provvedimenti legislativi più o meno a loro favorevoli.
Allora chiedo: perché tanta timidezza su violenza omofoba e femminicidio? L’impegno civile dei membri di chiesa è da sempre considerato importante e forma anche di impegno religioso sia dalla chiesa Valdese che da quella Cattolica Romana. Allora perché le chiese in prima persona, attraverso i loro membri e le loro istituzioni sono così timide nel chiedere (addirittura non chiedono!) alle autorità civili, le sole che possono emanare provvedimenti efficaci di prevenzione e repressione, un intervento deciso contro la violenza di genere?
Io credo che per una volta un atto davvero ecumenico, che unirebbe tutte le chiese su un punto così importante, farebbe bene alle chiese, alle comunità ecclesiali e alla società tutta, sia altamente auspicabile. Non è necessario essere d’accordo sui riconoscimenti: basterebbe per ora, essere almeno d’accordo e svolgere un’azione comune contro la violenza e a favore della tutela delle persone in quanto tali. Chiedo quindi a tutti quelli che condividono questo punto di vista di avvicinarsi e unirsi per fare pressione sulle nostre chiese, affinché a loro volta mettano tutto il loro peso sul piatto della bilancia dei loro rapporti con lo Stato per far approvare ALMENO LEGGI SPECIFICHE CONTRO LA VIOLENZA OMOFOBA E IL FEMMINICIDIO. Sarebbe un atto di grande azione nel nome di Cristo.

Marta Torcini, Segretario dell’Ass. Fiumi d’acqua viva