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Il 10 maggio a Firenze serata contro la violenza

La violenza è stato il tema dell’incontro del 10 maggio organizzato dalla nostra associazione, in collaborazione con la Chiesa Anglicana di rito vetero cattolico e la Chiesa Valdese di Firenze, in occasione della settimana contro la violenza omofoba. La scelta di affrontare anche altri tipi di violenza è nata dalla considerazione che la violenza non è diversa se rivolta contro le persone GLBT piuttosto che contro le donne, contro i bambini piuttosto che di chi è di fede diversa. La sua origine essenziale è infatti sempre la stessa: il disconoscimento del valore degli altri.  Violenza sulle donne, sui bambini, sulle persone GLBT e sulle persone di diversa fede religiosa sono stati perciò i quattro temi affrontati. I dati emersi dalle relazioni (pubblicate in questo sito) sono agghiaccianti: la violenza sui più deboli e/o sui diversi è in aumento, soprattutto in questo periodo di crisi economica che si è innestata su una società già impoverita dall’assenza di valori, punti di riferimento, prospettive. Un vuoto all’interno del quale, come è stato sottolineato, la Parola di Cristo può trovare nuovo ascolto, a condizione che le Chiese sappiano capire le esigenze del mondo contemporaneo e inserirsi nelle sue contraddizioni non con volontà di proselitismo ma con spirito di servizio. Servizio che deve essere aiuto alle persone, sostegno spirituale e materiale, solidarietà e giustizia per le vittime della violenza. E’ necessario che le Chiese si impegnino per educare al rispetto, all’accoglienza, all’accettazione e infine alla comprensione che la diversità è ricchezza, la debolezza forza, e che il Signore ama tutte le sue creature e che quindi noi, anche se non riusciamo ad amarle come fa Lui, abbiamo il dovere almeno di rispettarle. L’evento è stato ospitato dalla Chiesa episcopale americana di Firenze, introdotta da una preghiera di Mark Dunnam, rettore di questa chiesa e conclusa da una orazione al Signore del fratello David Buttitta.

RELAZIONI (in aggiornamento)

Per leggere l’introduzione del Presidente Claudio Cardone clicca qui.

Per leggere la relazione di Marta Torcini sulla violenza contro le donne clicca qui.

Due eventi il 10 e il 12 maggio per la settimana di preghiera per le vittime dell’omofobia

In occasione della settimana di preghiera per le vittime dell’omofobia, l’Associazione “Fiumi d’acqua viva” (Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato), la Chiesa evangelica valdese di Firenze, la Chiesa episcopale americana di Firenze e la Chiesa anglicana di rito vetero-cattolico “S. Vincenzo di Lerins” di Firenze organizzano dal 10 al 12 maggio prossimo due eventi ecumenici per parlare dell’omofobia e della violenza nella nostra società.
Venerdì 10 maggio alle ore 20,30 presso la Chiesa episcopale americana di Firenze (Via Rucellai, 13 – pressi Stazione Santa Maria Novella) avrà luogo l’incontro su “Violenza e diversità“. Introdurrà la serata Claudio Cardone, presidente dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva” mentre terranno delle relazioni Elisa Cesan della Chiesa evangelica valdese sulla violenza omofoba, Giampaolo Pancetti della Chiesa anglicana di rito vetero-cattolico “S. Vincenzo di Lerins” sulla violenza contro i credenti di altre fedi, la diacona Paola Reggiani della Diaconia valdese fiorentina sulla violenza contro i bambini e Marta Torcini dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva” sulla violenza contro le donne. La serata avrà un momento iniziale di preghiera condotto da Mark Dunnam della Chiesa episcopale americana e uno conclusivo a cura di David Buttitta, della Chiesa evangelica valdese. Al termine della serata avrà luogo un piccolo rinfresco offerto dall’Associazione “Fiumi d’acqua viva”
Domenica 12 maggio alle ore 10,30 presso la Chiesa evangelica valdese di Firenze (Via Micheli angolo Via Lamarmora – pressi Piazza S. Marco) si terrà invece l’annuale culto per le vittime dell’omofobia con liturgia e predicazione a cura di Andrea Panerini, ex presidente di “Fiumi d’acqua viva” e studente in teologia in vista del ministero pastorale nella chiesa valdese. Vi saranno interventi e preghiere di membri dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva” e della Chiesa anglicana di rito vetero-cattolico “S. Vincenzo di Lerins”.

Info:
fiumidacquaviva@gmail.comhttp://www.fiumidacquaviva.org
3293276430 (Marta) – 3487453594 (Claudio)

L’uguaglianza del mio matrimonio

Alan Wilson*

Fino da quando ho espresso la mia opinione su questo argomento ho ricevuto molti messaggi di ogni genere, non tanto riguardo al matrimonio, ma riguardo all’atteggiamento delle persone verso l’omosessualità. Come stanno le cose?
Ho ricevuto poco più di 500 messaggi di vario tipo, la maggior parte per quanto posso capire da Cristiani di una qualche denominazione. Questo significa che molti altri nella società hanno smesso di tormentarsi su questo argomento e sono giunti, se non alla piena accettazione, almeno al riconoscimento che le persone gay sono persone come loro, e ciò che fanno le persone nel proprio letto sono affari loro. Circa l’80% dei messaggi ricevuti è di sostegno. Fra questi ve ne sono circa 20 – 30 di testimoni personali profondamente coinvolti in coppie gay, e raccontano di amore e fedeltà, qualche volta protrattisi, contro ogni previsione, per molti anni. Il riconoscimento legale non renderebbe queste relazioni più forti, ma le libererebbe dal biasimo. Fra i Cristiani praticanti ho ricevuto messaggi del tipo “Non parlare per me, ma….” e “ non in mio nome” che implicano la necessità di una maggior apertura, fiducia ed onestà, specialmente laddove il clero ha tentato di ricompattare i fedeli su una linea di pensiero convenzionale. E’ impreciso caratterizzare tutti i Cristiani Evangelici come contrari. Molti di loro sono assai più pensosi, sfumati e conflittuali, con un forte istinto evangelico non sull’ultima trincea di una particolare interpretazione della Bibbia ma sforzandosi di essere buona novella per le persone reali. La maggior parte delle Chiese locali è aperta a tutti.
Del restante 20% dei messaggi, circa il 90% possono essere visti soltanto come espressione di crudo pregiudizio e bigotteria. La frase “Non sono omofobico, ma….” in realtà significa “sono omofobo, (più o meno duramente!), ma non voglio parlare di questo”. Alcuni di questi commenti sono più gentili di altri. Mi è stato scritto che gli omosessuali sono pidocchi, animali, insetti, dovrebbero essere abortiti prima della nascita, disgustosi, pervertiti, sessualmente voraci, assassini di massa e sub-umani, tutto questo solo perché sono gay. Così, che il pregiudizio sia gentile, ipocrita o crudo, c’è un carosello di possibilità la fuori…….E’ semplicemente falso pretendere che non ci sia omofobia nella Chiesa. E’ invece piena, chiaramente, e se i capi della Chiesa non si svegliano e agiscono per contrastarla, la Chiesa diventerà, persino più di quel che è adesso, l’ultima frontiera per un più o meno duro pregiudizio che scompare in ogni altra parte della società.
Un altro modo metaforico è stato “Vescovo tu provi ad essere carino, ma stai incoraggiando la SODOMIA!!!” (l’ultima parola sottolineata con la penna verde fino a trapassare la carta). Un buon numero di altrimenti inoffensive persone di Chiesa insiste nel definire gli omosessuali attraverso quello che immaginano facciano a letto, con una lascivia e ossessione che disturbano.
In quel 10% che rimane vi sono più riflessivi commenti sfavorevoli, fra gli autori dei quali mi sono fatto nuovi amici, e ho scoperto una capacità di confrontarsi su questo argomento fra i Cristiani, ancorché con riluttanza, che è impressionante. Alcuni messaggi inizialmente erano davvero ostili e rabbiosi verso di me. Quando mi sono confrontato con loro su una base positiva sulla quale si poteva concordare, la facciata si è sbriciolata e abbiamo potuto avere interessanti e fruttifere conversazioni. Questo può essere fatto.
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Saluto del Presidente Cardone ai partecipanti del Convegno “Sessualità e Famiglia”

Firenze, 30 marzo 2012

Abbiamo voluto questo incontro in quanto ci rendiamo conto di quanto poco si faccia per accompagnare le persone, sopratutto i ragazzi adolescenti  ma non solo, nel percorso di scoperta della propria sessualità e che, quando tale scoperta “vira” verso una affettività di tipo omosessuale, essa costituisce problema.
Purtroppo quando ho scritto queste poche righe avevo appena saputo della morte a Santiago del Chile del ventiquattrenne omosessuale barbaramente torturato da un gruppo di neonazisti, anch’essi ragazzi, avendo tra i 19 e i 26 anni. Ciò mi ha fatto pensare: che razza di educazione possono aver dato i genitori di quei ragazzi, gli assalitori? Come li hanno educati al rispetto della propria e dell’altrui sessualità? Dobbiamo riflettere su quanto sia importante l’educare in particolar modo le giovani generazioni, e quale enorme responsabilità abbiano i genitori e le istituzioni che, con essi sovrintendono alla crescita ed alla formaione delle persone; solitamente tali istituzioni sono sopratutto le chiese e le scuole.
Per riuscire in questo compito è bene domandarsi: perchè c’è tanta difficoltà, nella società, all’interno delle famiglie a toccare un tema personale sì, ma che quindi richiede anche una maggiore attenzione, quale è quello della sfera affettiva; affettiva, devo precisarlo con forza, poichè ciò che, generalmente porta una persona a definirsi etero o omosessuale non è tanto la scelta di eventualmente occasionali compagni di letto, ma  è la consapevolezza di innamorarsi di una persona del proprio o dell’opposto sesso.
In questo percorso è doveroso sottolineare che la famiglia non è un’entità granitica modellata sempre con le stesse modalità: Vi sono famigli composte da due genitori di sesso diverso e uno o più figli o figlie, famiglie monogenitoriali, allargate ai nonni o costituite da nonni e nipoti, famiglie separate o con genitori divorziati, famiglie con figli adottivi, con figli etero ed omosessuali, oppure con uno o alvolta entrambi i genitori omosessuali.
Riguardo a questi ultimi, ci domandiamo come si possa agire quando, in un periodo semprte difficile quale è l’adolescenza, si viene, da parte del figlio a fare i conti con la scoperta dell’affettività “diversa” del proprio genitore; non siamo qui però per dare ricette o peggio ancora per giudicare il vissuto e le scelte delle persone, siamo qui per dare, per quel che ci consentono le nostre possibilità, voce a queste storie.
Come cristiani, infine, siamo chiamati a svolgere un duplice compito: accompagnare nei propri percorsi i nostri fratelli e sorelle e impegnarci per dar loro voce e perchè la vita e le scelte legittime e basate sull’amore di chiunque, abbiano il giusto spazio nelle nostre chiese e nella società civile.
E’ questo il nostro compito principale e a tale compito cercheremo di non venire mai meno, con l’aiuto di Dio. Grazie.

Claudio Cardone

Proiezione Gratuita di “Una Giornata Particolare” e buffet

L’Associazione “Fiumi d’Acqua Viva – Evangelici su Fede ed Omosessualità” è lieta di invitarvi ad una serata in cui proietteremo il Film di Ettore Scola “Una Giornata Particolare”, film del 1977, con Marcello Mastroianni e Sofia Loren.

Roma, 1938, il giorno della grande parata in onore della visita di Adolf Hitler in Italia.

Un caseggiato della periferia romana rimane deserto, dato che tutti sono alla parata: deserto ad eccezione di una donna e di un uomo.

Lei moglie e madre, ma sarebbe più esatto chiamarla fattrice di prole e schiava domestica, lui malvisto perchè considerato un “disfattista” e avvolto da un alone di mistero. Due persone sole quindi, solitudine esistenziale prima che assenza di contatti sociali: Queste due solitudini sono destinate ad incontrarsi, per una sola, particolare, giornata.

Una storia che tocca da vicino i temi a noi cari ma che, con l’approssimarsi delle festività natalizie ci può anche portarte a riflettere, tra le altre cose, su come, per le persone lasciate sole nella nostra società, questo potrebbe essere un momento di più acuta sofferenza.

La proiezione è a titolo completamente gratuito.

Per il Buffet è richiesta un’offerta a titolo di rimborso spese.

Vi aspettiamo quindi Venerdì 9 dicembre 2011 alle ore 19.30 presso i locali della Chiesa Metodista di Firenze, Via dè Benci, 9

La decisione del Sinodo della Chiesa Valdese sulla benedizione delle coppie omosessuali: in sé già una benedizione, ma “perfettibile”

Dichiarazione della Segreteria dell’Associazione “Fiumi d’Acqua Viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”

Ad un anno dalla decisione del Sinodo valdese che autorizza la benedizione delle coppie omosessuali ove vi sia il consenso della comunità e che invita le comunità ad una approfondita riflessione sulla questione della benedizione delle coppie omosessuali, e alla luce di quanto discusso e avvenuto nelle chiese nel corso dell’anno, riteniamo opportuno condividere una riflessione sull’argomento. In questo periodo si è poi verificato un evento importante: la decisione del Sinodo luterano di ammettere alla benedizione le coppie omosessuali. Quest’ultima decisione appare essere il risultato di un percorso di riflessione fondato sulle scritture e condiviso con le comunità, durato alcuni anni. Il risultato è pregevole, di grande apertura senza confusioni fra concetto di matrimonio e rapporto di coppia “altro”.
Il dibattito che ormai da molti anni si svolge all’interno della Chiesa Valdese e il confronto e il dialogo che si è da tempo instaurato fra la Chiesa stessa e le realtà ad essa vicine sull’argomento, hanno portato nel 2010 all’adozione da parte del Sinodo di una mozione che, confermando le grandi aperture già emerse, invita formalmente tutte le comunità ad una riflessione sul tema più approfondita, più organica, orientata al superamento delle divergenze e resistenze emerse nel corso degli anni, e che appaiono essere più di carattere culturale che teologico.
Possiamo quindi ritenere la decisione del Sinodo di per sé già una benedizione, che siamo certi produrrà frutti positivi.
Saranno comunque frutti che non porteranno alcuna confusione fra il concetto di matrimonio e quello di benedizione della coppia. Ci pare infatti giusto ricordare a questo punto che la Chiesa Valdese non considera il matrimonio come un sacramento, ma “solo” come un serio impegno di due persone legate da vincoli affettivi e da un progetto di vita comune.
Nessuna discriminazione quindi è ipotizzabile rispetto alle coppie eterosessuali: la Chiesa Valdese ammette infatti alla benedizione anche le coppie etero dopo la formalizzazione del loro rapporto in sede civile. In questo senso possiamo considerare la decisione sinodale del 2010 in qualche modo profetica perché pone anche lo Stato di fronte alle proprie responsabilità davanti alle esigenze più profonde delle persone. Proprio per questo pare però opportuno ribadire che, essendo la benedizione un atto sovrano di Dio nei nostri confronti, esso non può in alcun modo essere usato, magari inconsciamente, come momento di rivendicazione politica o sociale.
Un altro punto ci sembra opportuno chiarire. La benedizione, come ogni altro atto di provenienza divina, non è neanche mediato né amministrato dalla Chiesa o dal ministro: quello che avviene è invece l’invocazione della benedizione divina sulla coppia, rivolta al Signore da tutta la comunità, mentre per la coppia la cerimonia è il momento in cui bene-dice (cioè rende lode) a Dio per il dono dell’amore, che è esso stesso fonte di benedizione. Ricordiamo infine che questa decisione è arrivata in un momento in cui molte comunità non erano ancora pronte ad accoglierla, almeno nella parte che autorizza le benedizioni. Riteniamo quindi di grande importanza l’invito alle comunità a riflettere sull’argomento e auspichiamo che esso non venga trascurato. Per parte nostra ci impegniamo, per quanto è nelle nostre possibilità, a stimolare questa riflessione e discussione, con la speranza che conduca quanto prima ad una decisione condivisa anche sotto il profilo teologico.

La Segreteria dell’Associazione “Fiumi d’Acqua Viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”

La paura del “diverso in se stessi”

Resoconto della tavola rotonda del 19 maggio su omofobia e unioni civili. Importanti aperture politiche e teologiche.

Il 19 maggio scorso, in occasione della settimana contro l’omofobia, si è svolta la conferenza “Unioni civili e benedizione delle coppie omosessuali: riconoscimento e legittimazione”, promossa e organizzata dall’Associazione “Fiumi d’Acqua Viva – Evangelici su Fede e Omosessualità”. I partecipanti, tutti di altissimo livello, hanno assicurato un evento di grande interesse, con aperture niente affatto sconate. Tutti i relatori hanno infatti sottolineato l’importanza dell’argomento per uno sviluppo della società civile in senso democratico e per un approfondimento in senso evangelico da parte dei credenti.
La discussione è stata introdotta dall’on. Valdo Spini che ha raccontato brevemente la vicenda del matrimonio celebrato a Firenze da don Alessandro Santoro fra due persone non omosessuali, una delle quali aveva però cambiato sesso, e la “punizione” in cui il prete è incorso da parte dell’arcivescovo cattolico di Firenze. Questo episodio rappresenta bene l’atteggiamento della Chiesa Cattolica come istituzione di fronte a qualsiasi forma di “diversità” in ambito sessuale con riferimento al rapporto di coppia, e invece la maggior sensibilità che stanno lentamente sviluppando le comunità dei credenti di fronte alla relazione affettiva. L’on. Spini ha dato avvio al dibattito ricordando che ci sono due piani distinti della questione: quello religioso e quello civile.
Nel suo saluto agli ospiti il Presidente di “Fiumi d’Acqua Viva”, Claudio Cardone, ha sottolineato la libertà del credente nella responsabilità dell’approccio con il testo biblico, approccio che deve essere inteso “per” la persona e non a favore di ostracismi e condanne.
L’on. Giovanni Bachelet (PD) ha fatto riferimento alla sua personale esperienza, sottolineando l’importanza dell’incontro diretto con le persone omosessuali, perché la conoscenza facilita la caduta delle barriere e l’incontro accogliente. Ha raccontato, infatti, che durante gli studi in America, negli anni ’70, divenne amico di un collega che solo alla fine del suo soggiorno gli disse che era gay. Ha sottolineato che questo che noi stiamo vivendo è un momento particolarmente libero e di passaggio e cambiano i riferimenti, anche per le possibilità offerte dalla scienza e dalla tecnologia. Si può fare l’amore senza procreare (contraccezione) e si può procreare senza fare l’amore (tecnologie riproduttive). C’è libertà ma anche il rischio di chiudersi in se stessi.
Ha ribadito inoltre che non c’è nessun fondamento biblico ai divieti notando che il tema interessa e coinvolge trasversalmente tutte le forze politiche, come dimostra la discussione sulla legge contro l’omofobia (purtroppo bocciata in commissione proprio il 19 maggio). Ha concluso il suo intervento dicendo che l’omofobia nasce dalla paura di sé, del diverso in sé. Il parlamentare ha anche auspicato che si possa superare la divisione tra laici e cattolici per arrivare ad un confronto tra credenti e non credenti su questo tema.

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L’Evangelo, Parola che libera

Discorso del Presidente Cardone in occasione della Conferenza “Unioni Civili e Benedizione delle coppie omosessuali”

Buonasera e benvenuti alla conferenza “Unioni Civili e Benedizione delle coppie Omosessuali”. Vi dò il benvenuto a nome dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede ed omosessualità” che ha organizzato quest’incontro. Desidero ringraziare innanzi tutto l’Sms Andrea del Sarto per l’ospitalità e voi tutti per la vostra presenza stasera.
Un grazie va anche ai nostri ospiti,  all’On. Valdo Spini, che ha gentilmente accettato di fungere da moderatore di questo dibattito, l’On Giovanni Bachelet, Deputato del Partito Democratico; il Dott. Marco Carraresi, Consigliere Regionale della Toscana, dell’UDC e il Decano della Facoltà Valdese di Teologia, Prof. Yann Redaliè, Ordinario di Nuovo Testamento. Vi devo purtroppo informare che il Prof. Giovanni Sole, all’ultimo momento, non ha potuto prender parte a questo incontro, ma ci manda i suoi saluti e l’auspicio che possa essere una serata ben spesa. Era nelle nostre intenzioni invitare anche un teologo o comunque un rappresentante della Chiesa Cattolica Romana affinchè sostenesse le tesi ufficiali di quest’ultima, ma purtroppo, non abbiamo trovato nessuno di disponibile a venire a questo incontro. Confido che il Prof. Redaliè, in quanto relatore “teologico” e il Dott. Carraresi, come rappresentante del Cattolicesimo, possano, per quanto gli sarà possibile, colmare questa lacuna di cui ci dispiace sinceramente.
L’associazione di cui sono presidente è un’associazione cristiana, vicina alle realtà protestanti italiane, in particolare alla Chiesa Valdese, il cui scopo è promuovere parità ed uguaglianza tra tutte le persone, senza distinzioni di nazionalità, confessione religiosa, identità di genere o orientamento affettivo, uguaglianza da realizzarsi nella società e, nel caso specifico e in particolare, nelle chiese. Ma oltre a questo, principalmente, la motivazione che sottende a tutto il nostro agire, è, ci tengo a sottolinearlo, l’annunzio dell’Evangelo.
Perchè dunque, una realtà come la nostra si è fatta promotrice di questa serata? Per noi cristiani la parola dell’Evangelo è parola che libera: libera dalle nostre paure, dai nostri sensi di colpa e sensazioni di inadeguatezza, dal credere che le nostre specifiche diversità siano un qualcosa di cui vergognarsi piuttosto che un arricchimento.
La libertà dell’Evangelo non significa però che siamo liberi di fare tutto quel che vogliamo ma che possiamo sognare il sogno stesso di DIO: felicità e armonia fra tutte le creature e PER tutte le creature. E’ il mondo perfetto descritto allegoricamente nel libro della Genesi, che non si realizza a causa della limitatezza umana. Secondo la visione cristiana è possibile però avvicinarsi a questo ideale collaborando ad una nuova creazione, instaurando nuove e migliori relazioni fra gli essere umani e con il resto del creato e, sopratutto, attraverso la realizzazione piena di ogni singolo essere umano.
Questa è, almeno dal nostro punto di vista, la sostanza del messaggio “etico” di Cristo, del suo messaggio d’amore. La tensione verso questo risultato comporta uno sforzo che chiunque ha il dovere di compiere, ma che per le persone omosessuali e per tutti coloro che non corrispondono alla comune definizione di normalità, ha un costo altissimo. Infatti perché ognuno possa realizzarsi vi sono degli ostacoli costruiti non solo dalla nostra natura di esseri imperfetti e ,per i credenti, anche di peccatori, ma anche dalle scelte, i condizionamenti culturali, sociali e religiosi a cui l’uomo è sottoposto. Nello specifico alcune persone, gli omosessuali, incontrano maggiori ostacoli poiché nell’affetto più importante, il rapporto d’amore con un’altra persona, i condizionamenti a cui ho accennato talvolta impediscono a queste persone persino di dichiarare a se stesse con serenità la loro condizione.
Per questo il riconoscimento pubblico delle coppie omosessuali ha un’importanza grandissima: consentirebbe infatti almeno in parte il superamento di quelle barriere socio-culturali che obbligano molti omosessuali ad una vita di sofferenza interiore o comunque di disagio a vari livelli, e incide non di rado anche sul loro rapporto di coppia.
Di questo quindi dobbiamo e vogliamo stasera parlare: siamo disposti a rimuovere questi ostacoli? Si, no, e perché?
Prima di iniziare il nostro lavoro questa sera desidero invocare per noi la benedizione del Signore: possa Egli benedirci, a Lui chiediamo di poter tornare a casa con un “cuore nuovo”, per essere strumenti attraverso cui tentare di realizzare il Suo stesso sogno. “Cieli nuovi e terra nuova, dove abiti la giustizia”

Seguirà a breve un resoconto giornalistico e le foto della serata

La Chiesa luterana in Italia approva le benedizione di coppie dello stesso sesso

Il Sinodo della Chiesa luterana in Italia (CELI) ha approvato la relazione della Commissione Sinodale per la benedizione di persone etero ed omosessuali in comunioni di vita particolari: la relativa mozione è stata, infatti, approvata dall’Assemblea e sarà così possibile in Italia la benedizione delle persone in unioni di vita non tradizionali, anche omosessuali, sul solco dell’apertura in linea di principio espressa già dal Sinodo 2010.
Con l’approvazione della relazione, frutto di un anno di lavori della Commissione Sinodale, la CELI prende una posizione nel solco del processo che è stato avviato nel 2007 dalla FLM (Federazione Luterana Mondiale), con il documento di Lund “matrimonio, famiglia e sessualità”.
Come si legge nella relazione – spiega Christiane Groeben, Presidente del Sinodo e della specifica Commissione Sinodale – la molteplicità dei modi di vivere e delle relazioni che si conoscono oggi è conseguenza della fragile esistenza umana. Uomini e donne sono alla continua ricerca di forme di relazione stabili e sostenibili. Il matrimonio rappresenta una forma centrale fra queste. Oltre al matrimonio esistono però altri modi di vivere la sessualità in maniera responsabile. Anche l’omosessualità è una delle espressioni della sessualità e gli omosessuali non inventano il loro orientamento ma lo trovano. E il compito della Chiesa è quello di accompagnare le persone in tutti i modi di vivere, siano esse etero o omosessuali
La benedizione potrà essere impartita solo alle coppie etero od omosessuali che vivano  la propria relazione in modo responsabile e cioè con volontà, continuità, fiducia e assenza di violenza. E soltanto nel caso in cui ricorrano tutte le tre seguenti condizioni: uno dei due partner sia membro della CELI o di altre Chiese con cui la CELI ha la piena comunione ecclesiale, la presidenza ecclesiastica della Comunità d’appartenenza abbia dato il suo benestare e il titolare della sede pastorale abbia espresso il consenso.
La benedizione – che ha sempre origine da Dio e che consente alle persone di sentirsi creature amate e accettate indipendentemente dal giudizio altrui – avverrà con culti pubblici o nell’ambito di culti pubblici, anche se con una forma liturgica nettamente differente da quella del matrimonio.
Non si deve confondere il significato comune della benedizione con quello ecclesiastico – aggiunge Holger Milkau, Decano della CELI – Non si tratta di benedire comportamenti e relazioni umani, ma di incoraggiare e rafforzare le persone nel proprio percorso di vita per percepire quest’ultima con gratitudine. La benedizione all’inizio del cammino comune deve donare a queste coppie la forza di vivere il loro rapporto in maniera eticamente responsabile e con il sostegno di Dio. La Bibbia ci insegna che l’azione di Dio, la sua benedizione, è più forte della paura e della morte e questo vale per tutti incondizionatamente, a prescindere dal loro modo di vivere, dall’essere etero o omosessuali
Con la benedizione la Chiesa esprime la piena accettazione di tutti coloro che benedice e della loro unione.
La relazione della Commissione ha altresì evidenziato l’interpretazione spesso acritica, o peggio strumentale al rafforzamento di un pregiudizio, delle Scritture: perché, se è vero che in alcuni passi la Bibbia condanna nettamente l’omosessualità, il concetto d’omosessualità di quel tempo – spesso sinonimo di prostituzione cultuale pagana e idolatria – è completamente diverso da quello attuale con cui oggi si indica l’orientamento di individui liberi, con pari diritti e che vivono la propria sessualità in maniera responsabile.
In ultimo, la Commissione Sinodale ha voluto riconoscere il valore della ricerca scientifica esistente, sia in ambito psicologico sia in quello sociologico, nonché la posizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che concorda nel negare l’omosessualità quale forma malata di sessualità.

La forza interiore e il grande coraggio di Ester

Cronaca della’agape del 31 marzo

Può un personaggio vissuto nel V secolo avanti Cristo dire qualcosa a noi, gente del secondo millennio dopo Cristo? E’ quanto ci siamo chiesti Giovedì 31 marzo all‘Agape sociale di Fiumi d’Acqua viva, dove ci siamo confrontati sull’affascinante personaggio della regina Ester.
Alla serata hanno partecipato una ventina di persone, la maggior parte appartenenti alla comunità valdese di Firenze e alla nostra associazione e altri di varia provenienza, fra cui graditissima la presenza di alcuni componenti del gruppo di omosessuali credenti “Kairos” di Firenze, che hanno partecipato attivamente. Era anche presente l’amico Mauro Romanelli, consigliere Regionale di FdS-Verdi, il quale ha portato anche i saluti del Consigliere Comunale Tommaso Grassi della lista Spini per Firenze.
Durante la cena le letture tratte dal libro di Ester si sono alternate a momenti di preghiera e riflessione, inframmezzati da canti. La storia di Ester ha un interesse speciale in primo luogo perché Dio non compare mai, non agisce direttamente. Questa “assenza” ha particolarmente stimolato la riflessione sul ruolo svolto da Ester nella salvezza del suo popolo, e sul valore e l’importanza della coscienza come mezzo dell’intervento divino. Varie sono state le osservazioni fatte dai partecipanti che hanno rilevato come la vicenda di Ester rappresenti un insegnamento sotto molti profili: dall’apparente casualità degli eventi che portano in una direzione piuttosto che un’altra, all’equilibrio manifestato dalla regina Ester che contrasta fortemente con l’esagerazione dei comportamenti del re Assuero e di Aman, alla difficile interpretazione del rifiuto di Mardocheo di inchinarsi ad Aman, che scatena la malvagia vendetta di quest’ultimo. Ma l’insegnamento che Ester ci trasmette con più forza è probabilmente quello una grande forza interiore e di un grande coraggio sostenuto dalla fede in un mondo che non ha fede e che non condivide i suoi stessi valori. E’ stata anche letta la lettera indirizzata ai presenti da Andrea Panerini, ex presidente di Fiumi d’Acqua Viva, che ha invocato la benedizione dell’Eterno sui partecipanti. La serata è stata allietata dall’ottima cena preparata con la collaborazione dalle signore del “gruppo cucina” della comunità valdese, in particolare i nostri ringraziamenti vanno a Sara Sansone e Maria Rossi che per il terzo anno di seguito hanno svolto la loro insostituibile opera e si è conclusa con la benedizione guidata dal pastore Pawel Gajewski.

Una serata per condividere, pregare e mangiare insieme

“Allora la regina Ester rispose: «Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, o re, e se così piace al re, la mia richiesta è che mi sia donata la vita; e il mio desiderio, che mi sia donato il mio popolo.”

Si può cenare, pregare insieme e condividere esperienze ed emozioni tra cristiani di varie confessioni, tra omo ed eterosessuali? Giovedì 31 marzo alle ore 20,30 presso il Centro comunitario valdese di Via Manzoni, 21 a Firenze (pressi p.za Beccaria), avrà luogo un’agape (cena) sociale di autofinanziamento dell’Associazione “Fiumi d’acqua viva – Evangelici su Fede e Omosessualità“. La cena prevede un’offerta minima di 12 euro a persona comprensiva di due biglietti per ritira un premio in ricordo della serata. All’interno della serata saranno inseriti momenti di lettura biblica, riflessione e condivisione. Tutti coloro che sono interessati, al di là dell’appartenza confessionale, di orientamento sessuale e di genere sono invitati e saranno i benvenuti. Si prega di prenotare entro le ore 12 di mercoledì 30 marzo.
info: 3487453594 (Claudio) 3293276430 (Marta)
fiumidacquaviva@gmail.comwww.fiumidacquaviva.org

Si può scaricare il volantino dell’iniziativa cliccando qui.

Coesistenza nel rispetto reciproco: cristiani a confronto sull’omosessualità

Conversazione di Andrea Panerini con Paolo Ricca

Paolo Ricca (Torre Pellice, 1936) è uno dei massimi teologi italiani. Ha insegnato dal 1976 al 2002 Storia della Chiesa alla Facoltà valdese di teologia. Consacrato pastore della Chiesa valdese nel 1962, ha esercitato il ministero pastorale nella Chiesa valdese di Forano (1962-66) e di Torino (1966-76). Per conto dell’Alleanza riformata mondiale ha seguito il Concilio Vaticano II come giornalista accreditato, redigendone un commento teologico diffuso in diverse lingue. Insegna tuttora, come professore ospite, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. È stato per 15 anni membro della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese con sede a Ginevra. Ha lavorato in diversi organismi ecumenici. In Italia collabora regolarmente al lavoro Segretariato Attività Ecumeniche (SAE). È stato per due mandati presidente della Società Biblica in Italia. Nel febbraio del 1999 ha ricevuto un dottorato honoris causa in teologia dall’Università di Heidelberg e nel 2008 il «Predigtpreis – Kategorie Lebenswerk» del Verlag für die Deutsche Wirtschaft AG. Dirige, per la casa editrice Claudiana di Torino la collana «Lutero. Opere scelte».

Panerini: In quale occasione ha avuto modo di incontrare per la prima volta – durante il suo ministero pastorale – una persona omosessuale?
Ricca: Se ricordo bene tutto, l’incontro che più mi ha impressionato e mi ha obbligato a prendere coscienza della realtà omosessuale è quello con una persona che negava di essere gay, che non voleva essere omosessuale. Per questo motivo si era sposato, aveva avuto cinque figli, fedele – a suo dire – a sua moglie, ma giunto in una età più matura della sua vita personale non poté fare a meno di prendere visione di questa sua identità omosessuale, una disposizione che egli aveva sempre negato ma che alla fine ha prevalso e non poteva più essere rimossa.  Mi chiese, ricordo, che cosa avrebbe dovuto fare, se dichiararsi alla famiglia e abbandonarla fisicamente, uscire dall’equivoco oggettivo che egli stesso aveva creato per essere se stesso, oppure se lo consigliavo di continuare a fingere di essere quello che non era.

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