L’impegno contro l’omofobia e il femminicidio deve essere un punto d’incontro ecumenico di tutte le chiese cristiane

Siamo nel pieno della settimana contro l’omofobia, ieri si è celebrata la giornata europea contro l’omofobia e i luoghi pubblici sono pieni di iniziative, consulte e chiese si esprimono contro la violenza. Questa mattina leggo i giornali e leggo le notizie, scritte molto in piccolo, che mi informano su due punti importanti: l’Italia non ha ratificato il Trattato di Ankara sui diritti, siglato nel 2011; la legge sul femminicidio è ancora al palo in Parlamento.
La crisi economica e i provvedimenti necessari e urgenti, la mancanza di lavoro a cui bisogna in qualche modo provvedere, l’assolutamente indispensabile riforma elettorale per poter ridare ai cittadini una vera libertà di scelta, sono tutte ottime ragioni per spiegare l’inattività di Governo e Parlamento sui violenza omofoba e femminicidio, ma sono anche ottime scuse.
La disgregazione sociale, che è contemporaneamente causa e conseguenza della violenza contro le persone LGBT e contro le donne, e in genere contro chi è percepito diverso, non può essere ricomposta da solo da provvedimenti economici contingenti che per di più non servono a sanare, ma solo a tamponare situazioni di emergenza. L’impegno del Parlamento in questi provvedimenti non giustifica in alcun modo la perdita di vite umane, la sofferenza di chi le violenze subisce ormai da troppo tempo. Si poteva e si doveva intervenire prima, si può e si deve intervenire ora. Lo dimostra la Francia, che pur avendo problemi non minori dei nostri è riuscita a rendere effettiva una legge che parifica completamente la relazione omosessuale a quella etero, e legittima il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.
Non so se l’Italia arriverà allo stesso livello di civiltà. Personalmente sono fra quelle persone che come cittadine credono che il matrimonio, in quanto istituzione civile, possa essere esteso a tutti. Come credente e membro di una chiesa evangelica, credo che le chiese, tutte, debbano ancora fare della strada per arrivare a chiarirsi le idee.
La chiesa Valdese lascia alle comunità locali la decisione sulla benedizione delle coppie omosessuali (per noi il matrimonio non è un sacramento), con ciò manifestando la sua incapacità a dare un indirizzo, combattuta fra istanze più avanzate e legittime istanze conservatrici che devono ancora effettuare un percorso di elaborazione; la chiesa Luterana ha fatto una volta per tutte la sua scelta di accogliere in pieno le coppie omosessuali; la chiesa cattolica accetta l’omosessualità purché casta e senza riconoscimenti pubblici; altre chiese hanno posizioni variamente differenziate su questo argomento. Tutte indistintamente però condannano la violenza sulle donne e quella sulle persone LGBT.
Non solo, ma tutte le chiese esprimono questa loro condanna con iniziative quali conferenze, cerimonie religiose, veglie di preghiera, ognuna secondo la propria tradizione. Alcune, la chiesa Cattolica Romana in particolare, non si astengono neppure da interventi, talvolta anche pesanti e invadenti, sulle autorità civili per favorire o bloccare provvedimenti legislativi più o meno a loro favorevoli.
Allora chiedo: perché tanta timidezza su violenza omofoba e femminicidio? L’impegno civile dei membri di chiesa è da sempre considerato importante e forma anche di impegno religioso sia dalla chiesa Valdese che da quella Cattolica Romana. Allora perché le chiese in prima persona, attraverso i loro membri e le loro istituzioni sono così timide nel chiedere (addirittura non chiedono!) alle autorità civili, le sole che possono emanare provvedimenti efficaci di prevenzione e repressione, un intervento deciso contro la violenza di genere?
Io credo che per una volta un atto davvero ecumenico, che unirebbe tutte le chiese su un punto così importante, farebbe bene alle chiese, alle comunità ecclesiali e alla società tutta, sia altamente auspicabile. Non è necessario essere d’accordo sui riconoscimenti: basterebbe per ora, essere almeno d’accordo e svolgere un’azione comune contro la violenza e a favore della tutela delle persone in quanto tali. Chiedo quindi a tutti quelli che condividono questo punto di vista di avvicinarsi e unirsi per fare pressione sulle nostre chiese, affinché a loro volta mettano tutto il loro peso sul piatto della bilancia dei loro rapporti con lo Stato per far approvare ALMENO LEGGI SPECIFICHE CONTRO LA VIOLENZA OMOFOBA E IL FEMMINICIDIO. Sarebbe un atto di grande azione nel nome di Cristo.

Marta Torcini, Segretario dell’Ass. Fiumi d’acqua viva

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Pubblicato il 18 maggio 2013, in Altre chiese, Associazione, Chiesa cattolica, Chiesa valdese, Europa, gay, Italia, Omosessualità, Rassegna stampa con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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