Tutti possono fare qualcosa per gli altri

Venerdì 28 Gennaio si è tenuto l’incontro biblico mensile dell’associazione Fiumi d’Acqua Viva. Dopo i saluti e le presentazioni abbiamo fatto la Preghiera d’Illuminazione con un testo di Goran Almsen, in seguito abbiamo pregato con il Salmo 41 e infine condiviso la parabola del Buon Samaritano dall’evangelo di Luca 10, 25- 17 dalla quale sono derivate le riflessioni di Elisa Cesan e Claudio Cardone, impegnati entrambi nel sociale, che hanno guidato il dibattito.
Il libro guida degli incontri è “Il Dio sconfinato” di E. Green (Claudiana) e partendo da questo testo, insieme alla parabola del Buon Samaritano, abbiamo parlato del nostro impegno come cristiani ad occuparci dei cosiddetti “ultimi” della terra verso i quali Dio “sconfina”.
Ci siamo interrogati su com’è possibile fare questo in una società che premia solo la produttività e l’interesse mediatico; in una società che preferisce omologare invece di valorizzare le differenze, che preferisce escludere invece di conoscere l’altro.
Il buon samaritano riconosce se stesso nell’altro e vive nella sua persona i comportamenti di Gesù e a ciò viene chiamato ciascun cristiano. Il samaritano di oggi dovrebbe perpetuare quell’atto d’amore incondizionato e riconoscere a tutti pari dignità usando una carezza, una parola, un consiglio, più in generale un qualsiasi utile sostegno. Questa parabola è attuale e significativa rispetto agli insegnamenti di Gesù perché ci ha portato, attraverso le scelte di vita e le esperienze professionali di Cardone e Cesan, a riflettere su temi quali le responsabilità sociali, l’inclusione, l’integrazione, il riconoscimento dell’altro diverso da sé e la sua accettazione, l’aiuto e il sostegno verso i più deboli e svantaggiati e a rilevare che la “famosa” frase “tutti possono fare qualcosa per gli altri” non sia un luogo comune, senza incappare in un inutile buonismo.
E’ stato evidenziato che con troppa facilità s’incolpa la società di non occuparsi dei più deboli e svantaggiati senza che i singoli riflettano sulle loro responsabilità individuali. E’ stato rilevato che l’ignoranza verso l’altro è un limite significativo perché crea dell’imbarazzo e situazioni spiacevoli fino al limite della legalità e oltre.
Non conoscere l’altro diverso da sé non agevola l’integrazione e l’aiuto reciproco ed è un limite all’agire per l’altro. Inoltre spesso ci si pongono molto domande prima di agire in favore dell’altro svantaggiato perché siamo mediaticamente influenzati da certe “politiche per l’esclusione” e abbiamo una profonda paura di essere fregati. Le fregature possono essere in agguato ma non devono diventare un deterrente per non agire in aiuto all’altro.
La serata si è conclusa con il Padre nostro e la benedizione  finale.

(e.c.)

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Pubblicato il 5 febbraio 2011, in Associazione, firenze, Omosessualità, Teologia con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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