Testimonianze da Casa Cares

Abbiamo aperto questa pagina per raccogliere le testimonianze inviate dai partecipanti della due giorni del 17 e 18 aprile scorso (red.)

Mi sarebbe piaciuto vivere due giorni di vera fratellanza cristiana, quando ho pensato di partecipare all’incontro di Casa Cares, e mi porterò sempre il ricordo di un’esperienza ricca e serena, che non ha deluso questa mia aspettativa. Come ha detto il padre di Andrea durante la serata di preghiera, anche io ho sentito non solo amicizia ed empatia, ma qualcosa di più… Ognuno di noi aveva una storia diversa, proveniva da zone geografiche lontane fra di loro, sentiva di aderire alla chiesa valdese o a quella cattolica; anche le età erano davvero variegate, eppure ci siamo incontrati, penso, riconoscendo sempre nell’altro un fratello, senza giudicare o mettere troppo in luce quello che ci differenzia. Al rientro è forte la sensazione di non aver saputo dare sè stessi al massimo (a proposito di questo devo specificare di avere un carattere timido che non mi aiuta), ma non sono mancate quelle occasioni che ci hanno permesso di superare anche questo. Penso per esempio alla serata di preghiera, che anche secondo me è stato un momento molto intimo e di comunione profonda, durante la quale a qualcuno si sono anche bagnati gli occhi con qualche lacrima. E’ stato bello conoscere e incontrare di nuovo delle persone tanto positive, che raccolgono la propria omosessualità come un dono e semplicemente vivono la propria vita, senza che i giudizi dei vertici ecclesiastici e quelli  degli altri più in generale ci “scippino” anche la nostra serenità. Penso che porterò dentro soprattutto questo: aver conosciuto bellissime storie d’amore, aver incontrato don Barbero, e conosciuto un modo molto bello di essere Chiesa. La realtà di tutti i giorni è un pò dura e certe volte sconfortante, ma così ho saputo che “è possibile”, e non lo dimenticherò tanto presto.

(Davide da Cagliari)

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Da poco mi sono avvicinata alla Chiesa Evangelica Valdese e il ritiro-convegno organizzato dall’associazione “Fiumi di Acqua Viva” su fede e omosessualità è stata per me una straordinaria occasione. Ne scrivo per condividere impressioni ed emozioni, cioè quello che mi sento in questo momento capace di comunicare.
Ho partecipato solo alla parte che si è svolta sabato 17 aprile, con le relazioni di Fulvio Ferrario, Gianluigi Gugliermetto, teologo della Chiesa Episcopale e Franco Barbero. Non conoscevo personalmente nessuno dei relatori, per quanto ovviamente avessi sentito parlare sia di Barbero che di Ferrario e di quest’ultimo abbia letto “Libertà di credere”, il primo libro che mi ha introdotto alla fede evangelica con un approccio sistematico.
Mi è piaciuta moltissimo la lucidità con cui Ferrario ha inquadrato la questione omosessuale nel più ampio contesto del rapporto fra cristianesimo e sessualità, la  chiarezza con cui ha messo a nudo le contraddizioni e le fobie tutte umane dell’approccio alla sessualità in generale, come ha ricondotto i passi biblici sull’omosessualità al loro contesto storico, richiamandoci ad una interpretazione alla luce dell’Evangelo, la sua lettura della “natura dell’umano” in chiave biologico-culturale. Ho apprezzato la relazione di Gugliermetto sulla benedizione delle coppie omosessuali, e lo sforzo che ne è emerso di dare riconoscimento e veste liturgica all’Amore senza ulteriori qualificazioni, di cui non ha bisogno. La testimonianza di Barbero di una vita vissuta all’insegna della solidarietà, rifiutando nei fatti la carità condizionata, mi ha posto davanti a domande molto concrete: al di là delle dichiarazioni di principio, logiche, razionali e oneste, quali sono i miei comportamenti, i pensieri, gli atteggiamenti nei confronti dell’omosessualità? Ho mai capito davvero questa dimensione del vivere? Davvero l’accetto e ne riconosco la legittimità di fronte agli uomini e di fronte a Dio?
Ma l’esperienza più straordinaria è stata quella del contatto con gli altri partecipanti, le persone che mi stavano intorno. Coppie o persone sole, uomini e donne, non ero io che accettavo loro, ma loro che hanno accolto me. Con semplicità, con naturalezza. Nessuno di loro ha raccontato storie personali, se qualche accenno è emerso è stato solo per inciso, ma non era necessario raccontare: la sofferenza e l’amore, la felicità e la fatica di vivere una dimensione “diversa” trasparivano da ogni gesto. Potevo sentirmi, e dapprincipio mi sono sentita, un’intrusa, una che “guardava dall’esterno”, ma dipendeva da me. All’inizio, quando mi sono presentata ho detto che ero lì solo per guardarmi intorno, per ascoltare. Mi sbagliavo, eccome. Mi sono improvvisamente trovata, per mia scelta e con emozione, a percepire e condividere il bisogno di quelle persone di trovare nella dimensione del divino quell’accoglienza che la società “civile” (ma di quale civiltà parliamo?) spesso nega, e questo bisogno di essere accolti si è rovesciato in accoglimento del diverso, del potenzialmente ostile che ero io. Io che vengo da una esperienza religiosa assai diversa, ho scoperto un modo inclusivo di vivere la fede cristiana che non immaginavo realmente possibile. Non so se il mio amico Andrea Panerini, Presidente dell’associazione organizzatrice, si è reso conto del cambiamento che ha determinato in me questa esperienza, ma lo ringrazio di avermi offerto un’occasione così speciale.

(Marta Torcini da Firenze)

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Ieri sono rientrato dal ritiro-convegno di due giorni, organizzato dall’associazione “Fiumi d’acqua viva” a Reggello, vicino Firenze.
Sono stati giorni di ritempramento del corpo e dell’animo; i momenti importanti sono stati molti, le relazioni sono state dense e significative, ma forse il momento più intenso è stata la serata di preghiera del sabato, con molte espressioni di fede vissuta e sentita, oltre alla testimonianza data (e sottolineata da alcuni partecipanti) dalla presenza di alcuni dei genitori degli intervenuti, presenza che ha toccato corde sensibili dell’animo di molti di noi.
Personalmente ritengo che il risultato maggiore sia stato il senso di fraternità che si è stabilito durante il tempo trascorso insieme e l’assoluta mancanza di autocommiserazione che, talora, si può trovare nelle riunioni di gay cristiani, specialmente in Italia.
Un grazie mi sento di esprimerlo ai relatori, Gianluigi Guglielmetto, che ci ha fatto la sorpresa di passare a trovarci al pranzo della domenica dopo la sua relazione del sabato; Fulvio Ferrario, ottimo oratore e persona che ha espresso in maniera eccellente e chiara ciò che aveva da dirci; nonchè, buon ultimo, Don Franco Barbero che, oltre ad aver affrontato un viaggio difficoltoso per stare con noi, hai portato la sua presenza forte e carica di energia nella nostra comunità. Ed è questo il ricordo più bello che ho: una piccola, temporanea ma affiatata comunità di PERSONE…

(Claudio da Firenze)

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Siamo andati al ritiro del 17 e 18 aprile a Casa Cares  a Reggello – Pietrapiana, non sapendo bene cosa e chi avremmo trovato. Siamo stati piacevolmente colpiti nei primi momenti dal bel paesaggio che vi era ed anche dall’ambiente di Casa Cares che ci ha riportato indietro nel tempo.
Abbiamo fatto l’esperienza di conoscere dei ragazzi e delle ragazze che sono venuti quasi tutti da molto lontano ed hanno portato le loro esperienze, i loro affanni ma anche la loro voglia di vivere con la forza data nel credere fermamente in Dio. Abbiamo pregato insieme a Don Barbero, che ci ha raccontato spaccati della sua vita a servizio degli altri e discusso di temi teologici con il pastore valdese Prof. Ferrario e Gugliermetto della Chiesa Episcopale, non solo sulla omofobia ma soprattutto di Dio, della Fede della difficoltà di relazionarsi quando le nostre scelte sono, per così dire, diverse da gli altri o quando ci si ritrova a dover affrontare con se stessi l’essere omosessuali.
Ma soprattutto pensiamo a quello che è stato ribadito giustamente: è molto limitante se non ghettizzante dire che una persona è omosessuale. Una persona è una persona. Punto. Sono le sue azioni verso se stesso e gli altri individui della società, a far si che sia una buona o una cattiva persona.
Insomma per noi non esistono le differenze nell’amore che, se è vero, è senza confini né limiti.
Saluti in Cristo (… che è la Via, la Verità e la Vita …)

(Maristella e Walter da Piombino)

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in aggiornamento

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Pubblicato il 19 aprile 2010, in Altre chiese, Associazione, Chiesa cattolica, Chiesa valdese, cristiani, firenze, Italia, Omosessualità con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Commenti disabilitati su Testimonianze da Casa Cares.

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