Pronunciarsi contro l’omofobia

Lentini (Sr): una serata pubblica organizzata dalla chiesa battista
La comunità ha ricordato il giovane Filadelfo Innao, assassinato a causa del suo orientamento sessuale, pronunciandosi per l’accoglienza delle persone omosessuali.

da “Riforma” del 15 gennaio 2010

Il 20 novembre 1991 a Lentini veniva ucciso Filadelfo Innao. Da subito fu chiaro che il movente dell’assassinio era legato all’orientamento sessuale di Filadelfo: omosessuale. Filadelfo venne freddato davanti a una palestra dal figlio di un uomo con il quale, anni prima, aveva avuto una relazione. La morte di Filadelfo scosse profondamente Lentini che pure era una città violenta. Solo nel 1991 nel paese ci furono 20 omicidi. Durante i funerali di Filadelfo più di mille persone si sitrinsero attorno ai suoi familiari: segno che i lentinesi non ritennero quel delitto uguale a tutti gli altri.
Il 27 novembre 2009 la chiesa battista di Lentini ha voluto ricordare Filadelfo; pronunciarsi contro l’omofobia e per l’accoglienza delle persone omosessuali.
L’idea della serata è nata da un percorso di evangelizzazione nel quale abbiamo incontrato Pinuccia – la sorella di Filadelfo – che ci ha sollecitato in tal senso. A lei ho rivolto alcune domande.
– Pinuccia, cosa ricorda di quel 20 dicembre di vent’anni fa?
Quel giorno andai da mio fratello a farmi i capelli. Filadelfo era un famoso parrucchiere. Mentre mio fratello mi faceva i capelli ho cominciato a piangere perchè ho sentito la morte addosso: come di marmo freddo. Poichè ero arrivata in ritardo, Filadelfo mi aveva rimproverata. Vedendomi poi piangere, mi consolò; mi disse che non dovevo prenderlla in quel modo. Non riuscii a spiccicare parola… Quando siamo usciti dal negozio lui prese la Vespa, io la macchina per tornare a casa. Abitavo a pochi metri dalla palestra dove è stato ucciso mio fratello. Entro nel cortile; sento gli spari. Se mi fossi girata avrei visto tutto. Invece, meccanicamente sono entrata in casa piangendo disperatamente. Mi chiamano al telefono. Era mia sorella. “C’è stata una sparatoria in palestra. Non ci andare”, mi disse. Scalza mi sono precipitata dalle scale. Quando sono arrivata ho visto le gocce a terra e ho capito. Mi sono messa in ginocchio e ho chiesto a Dio: “Perchè mi hai fatto vedere tutto questo?”


– Facciamo un passo indietro. Come avete reagito quando avete saputo che Filadelfo era omosessuale?
Il problema non eravamo noi. Il problema erano gli altri che lo schernivano, che non lo capivano. Noi abbiamo capito fin da quando Filadelfo era piccolo. Un giorno la maestra chiamò la mamma: le disse che Filadelfo non riusciva ad andare in bagno con i maschi, perchè si vergognava. Per questo mio padre lo portò da uno psicologo, che non capì perchè mio padre lo avesse portato: Filadelfo era perfettamente normale. Presto si accorse che era omosessuale. In casa vedevamo che non giocava con le cose dei maschi; giocava con le bambole; gli piaceva piaceva il ballo; gli piacevano tutte le cose belle che piacciono alle donne. Così, quando ce lo disse apertamente, non è stato un colpo. Lo avevamo già scoperto, piano, piano.
– Lei era più grade di Filadelfo, come ha vissuto la sua adolescenza e la scoperta della sua omosessualità?
E’ stato un dramma perchè gli altri me lo facevano pesare. Noi sorelle maggiore ci prendevamo carico di Filadelfo perchè non volevamo che fosse schernito o , peggio, che qualcuno se ne approfittasse.
– In famiglia siete sempre stati compatti?
No. Mio padre prese malissimo il fatto che Filadelfo aveva una relazione con un signore molto più grande di lui: il padre dell’assassino. Mio fratello aveva quindici anni. Fu un dolore immenso. Filadelfo era giovanissimo. Il conflitto tra lui e mio padre fu atroce. Furono anni penosi. In quegli anni mio fratello lasciò il lavoro con mio cognato e imparò il mestiere del parrucchiere e del visagista. Imparò da Diego della Palma; lavorò per Heather Parisi. Cominciò a viaggiare, frequentava tutte le mostre: imparò moltissimo. Lui era un artista: faceva i tagli che si fanno oggi.
– Quando avvenne la riconciliazione con tuo padre?
Due furono gli eventi che determinarono la riconciliazione. Il primo, quando mio padre capì che aveva lasciato quell’uomo. Il secondo, quando mio padre cominciò a guardare Filadelfo come un ragazzo realizzato, che aveva cercato la sua strada e ce l’aveva fatta. Per questo mio padre era orgoglioso di lui. Filadelfo per comprare la sala da parrucchiere vendette la Y10. Prese la Vespa 50 e cominciò a girare con quella. Mio fratello aveva raggiunto il suo obiettivo: aveva aperto una sala e tutti lo rispettavano per quello che era. Per mio padre, un contadino con la terza elementare, non fu facile capire ed accettare tutto ciò. Ma ci arrivò.
– In questi 18 anni com’è cambiata a Lentini la percezione delle persone omosessuali?
Qualcosa è cambiato. Vedo che le persone omosessuali – le riconosco subito – non hanno problemi, certo c’è qualche cretino, ma ormai la gente è diversa.
– Durante la serata organizzata in chiesa nessuno della comunità gay lentinese è intervenuto. Perchè?
Non lo so. Forse i tabù ancora ci sono; forse manca ancora una rete che li organizzi. L’allora presidente dell’Arcigay, Franco Grillini, ci disse che la comunità gay di Agrigento venne intitolata ad Adelfo Innao, perchè non si era mai vergognato di essere se stesso. Non è da tutti riconoscere se stessi. Anche oggi.
– Perchè ha sollecitato la chiesa battista affinchè si facesse una serata contro l’omofobia?
Perchè quello che è successo a mio fratello non dovrebbe succedere a nessuno. Tanta gente pensa che perchè sei omosessuale, chiunque può permettersi il lusso di schernirti, approfittarsi di te, ucciderti: ai loro occhi sono giustificati. Invece la vita ce l’ha data Dio, solo lui la può riprendere.
– Che cosa l’ha colpita della serata?
Tutto. In particolare il modo in cui è stato ricordato mio fratello. Mio fratello è stato ricordato nella verità. Poi abbiamo visto che la gente che c’era era presente perchè voleva partecipare. Non siamo in pochi a dire di no.
– Molte chiese hanno un atteggiamento ostile nei confronti delle persone omosessuali. Che cosa ne pensa?
Io ho cambiato chiesa nel giorno del funerale di mio fratello. Chi doveva celebrare il funerale lo ha disertato perchè mio fratello era omosessuale. Fu un’altra persona, amico di mio fratello, a celebrare il funerale. L’altro era in carcere a consolare l’assassino. Non dico che non lo dovesse fare, anzi. Ma prima aveva il dovere il celebrare il funerale di Filadelfo! Se questa è la chiesa (cattolica, ndr) preferisco non appartenervi.
– Quali sono state le reazioni alla notizie della serata contro l’omofobia?
Molti non hanno potuto partecipare a causa del giorno e dell’orario. Ma ho capito che molte persone sono d’accordo con me. E’ stato seminato. Per la prima volta hanno sentito che una chiesa ha preso a cuore questo tema. Quando la chiesa si immedesima in certe situazioni è bellissimo!
– Quale il prossimo passo?
Già il fatto che la chiesa battista abbia fatto qualcosa del genere, anche se molte persone omosessuali non sono venute, è un fatto. Se qualcuno si vorrà avvicinare a Dio lo farà attraverso la chiesa battista.
– In conclusione, mi parli della tua esperienza spirituale?
Come ho detto, appena vidi il corpo di Filadelfo comincia a pregare. Il maresciallo dei carabinieri ancora me lo ricorda. In quei giorni dissi ai miei che dovevamo cercare consolazione in Dio soltanto. Lo penso ancora. Non ho mai dato la colpa al Signore per quello che è accaduto. Aspetto il giorno in cui il Signore tornerà con coloro che si sono addormentati. Allora vedrò di nuovo Filadelfo.

Alessandro Spanu
Copyright “Riforma” – Edizioni Protestanti Srl – 2010

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Pubblicato il 15 gennaio 2010, in Chiesa battista, Italia, Rassegna stampa con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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