Un Dio che “sconfina”

Recensione di Andrea Panerini

“Dio sconfina. Partendo dal centro della sua divinità, attraversa una serie di confini: tuffandosi nella realtà corporea dell’umanità, nascendo da una donna, supera la distanza incolmabile tra divino e umano, condivide la nostra stessa origine, libera il nostro corpo e tutti coloro che con il corpo sono stati identificati, le donne, le persone di colore.
Oltrepassa il confine tra padrone e servo, destabilizza le distinzioni, volta le spalle ai palazzi dei re, erra senza avere dove posare il capo, si prende cura dell’altro/a e fa della cura reciproca il centro della sua proposta di vita.
Estromesso dal campo, attraversa le mura della città, sconfina nell’impurità per morire con i reietti, scarti di una civiltà costruita sulla morte.
Il suo sangue versato in terra sconfina in una natura oltraggiata e agonizzante.”

Penso che nulla meglio di questo breve passo, che è centrale nella trattazione della Green, possa illustrare questa piccola recensione.
“Il Dio sconfinato” è un libro di teologia ma questa definizione può ingannare il lettore, portandolo a credere che sia un testo solo teorico e per giunta anche abbastanza noioso.
Al contrario è un testo agile, leggibile, anche a tratti poetico, che partendo da alti si riduce fino al nostro presente, alla nostra corporeità, al nostro essere “immagine di Dio” a prescindere dalla razza, dal sesso, dall’orientamento sessuale, da qualunque caratteristica che fonda l’essere di una persona.
E’ un libro per uomini e donne in cammino, che cercano una serenità interiore attraverso la meditazione della parola del Signore, che respinge gli stereotipi dell’ideologia maschilista e machista imperante nel nostro Occidente, dominato da maschi, bianchi ed eterosessuali cultori della presunta legge biblica.

Dio, afferma la Green, travalica ogni barriera sia di tipo fisico che culturale, per andare verso l’incontro con l’altro, con la sua fisicità, il suo dolore, per esaltare – e qui è evidente il raccordo con Karl Barth – la sua umanità, una umanità anche sofferente ma che può utilizzare per prendere in braccio l’uomo e condurselo vicino.
E l’autrice sottolinea come uno dei confini che Gesù Cristo travalicava più frequentemente era quello che divideva il puro dall’impuro, il lecito dall’illecito nella prospettiva delle rigide norme dei codici talmudici. E non si perita di sconfinare anche verso filosofie e religioni orientali criticando la nostra società del fare, che, diciamolo francamente, è parte integrante della tradizione laboriosa calvinista. Come liberarci dal fare? Come poter stare in armonia con il creato? Questi sono interrogativi fondamentali per l’uomo contemporaneo a cui la Green porta un suo contributo.

“Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” “Sedendo quieto senza fare nulla la primavera viene e l’erba cresce” recita un testo buddista citato in questo libro, un apporto importante per andare verso una nuova visione, rinnovata e contaminata positivamente, del nostro cristianesimo.

Elizabeth E. Green, Il Dio sconfinato, pp. 105, Claudiana, Torino, 2007, euro 10.00

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Pubblicato il 18 dicembre 2009, in Altre chiese, Omosessualità, Teologia con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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